Archive for Luglio, 2024


Un film di Sam Peckinpah. Con Warren Oates, Gig Young, Robert Webber, Isela Vega. Titolo originale Bring me the Head of Alfredo Garcia. Drammatico, durata 112′ min. – USA 1974. MYMONETRO Voglio la testa di Garcia * * * 1/2 - valutazione media: 3,69 su 12 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un ricco messicano offre un milione di pesos a chi gli porterà la testa dell’uomo che gli ha messo incinta la figlia. È il film più misconosciuto di Peckinpah, cineasta ossessionato dalla violenza che, però, anche qui è soltanto la reazione obbligata dell’eroe che appartiene a un mondo in via di sparizione. Diseguale e geniale discesa negli abissi di un mondo dove regnano la corruzione e la violenza.

 Voglio la testa di Garcia
(1974) on IMDb

Un film di Bernardo Bertolucci. Con Debra Winger, John Malkovich, Campbell Scott, Veronica Lazar, Nicoletta Braschi. Titolo originale The Sheltering Sky. Drammatico, durata 138 min. – Italia, Gran Bretagna 1990. MYMONETRO Il tè nel deserto * * * 1/2 - valutazione media: 3,77 su 15 recensioni di critica, pubblico e dizionari.


Due giovani coniugi americani e un loro amico si recano nel Nord Africa. Partendo da Tangeri percorrono un lungo itinerario che li porta nei luoghi dove l’Africa è più ostile. Il viaggio rappresenta una vera e propria traversata della loro esistenza. Mette a nudo l’inconsistenza di una vita senza scopi. Il film è tratto da un romanzo di Paul Bowles, che compare nel ruolo di testimone della vicenda. Ed è proprio a lui che nel finale si rivolge alla donna. Il vecchio conclude con queste parole: “…Quante altre volte guarderete levarsi la luna?… Forse venti. Eppure, tutto sembra senza limite…”.

Sembra soprattutto che i protagonisti, partendo da presupposti basati sulla decadenza della cultura occidentale, si trovino schiacciati dalla incomprensibilità di una regione che al contrario vive la propria cultura nella fisicità che la radiosa asprezza del clima impone. Un abisso. Un’utopia che l’arroganza culturale non riesce a raggiungere. La sconfitta giunge prima nel corpo per poi diffondersi nel mistero della morte. Bernardo Bertolucci ancora una volta si finge autore impegnato. Sceglie un testo di difficile decifrazione. Ricorre alla strepitosa capacità di rappresentare ciò che non è rappresentabile. Personaggi odiosi, da guardare con sospetto dopo le prime battute. Una ricerca maniacale di uno stile letterario più che cinematografico. Parole vane. Personaggi dimenticabili. Ogni sequenza sembra il trailer della successiva. Resta la fotografia di Storaro, anch’essa prevedibile con alcune incursioni nell’immaginario pubblicitario più vicino ai baci Perugina che non alle morenti pagine di Bowles. Bertolucci non ama i suoi personaggi e li priva così della segreta poesia che è presente in ogni confessione. Una fama, quella di Bertolucci, giustificata dalla sua capacità di manipolare grandi budget, al servizio di padroni un po’ snob, come sanno essere gli americani quando affrontano la cultura. Per ora è ancora e solo il regista de Il conformista.

The Sheltering Sky (1990) on IMDb
Locandina Lady Lou - La donna fatale

Un film di Lowell J. Sherman. Con Cary Grant, Gilbert Roland, Noah Beery, Mae West, Owen Moore. Titolo originale She Done him Wrong. Commedia, b/n durata 66 min. – USA 1933.

Il film è la trasposizione cinematografica di una commedia scritta e rappresentata in teatro da Mae West nel 1928, dal titolo Diamond Lil. La storia ruota attorno ad una cantante affascinante e civettuola, che gestisce un night club, non sapendo di alcuni loschi traffici che avvengono al suo interno per opera di alcuni suoi soci non molto raccomandabili. Un giovane poliziotto in incognito attira la sua attenzione, e la donna si mostra più che disponibile ad un possibile rapporto con lui, ma lui invece si mostra insensibile al suo fascino provocante. Si tratta del miglior film interpretato dalla diva Mae West, che qui ha ampia opportunità di dimostrare la sua intramontabile verve, piazzando qua e là piccanti freddure e allusioni; alla domanda «Nessun uomo l’ha mai fatta felice?», lei risponde «Sicuro. Un sacco di volte». Accanto all’attrice un giovanissimo Cary Grant.

She Done Him Wrong (1933) on IMDb
Locandina Il mulino del Po

Un film di Alberto Lattuada. Con Carla Del PoggioJacques SernasIsabella RivaLeda GloriaGiacomo Giuradei. continua» Drammaticob/n durata 106 min. – Italia 1949

Una ricca fanciulla, fidanzata ad un benestante contadino, finisce in miseria, manda a monte il matrimonio e va a lavorare presso gli zii dell’ex innamorato. Intanto si organizzano le prime agitazioni contadine che, portate ai limiti estremi sia da una parte che dall’altra, danno origine a scontri. Durante uno di questi, il fratello della ragazza, a causa di un equivoco, ne uccide il futuro sposo; quindi si costituisce. (Sceneggiatura di Federico Fellini)

The Mill on the Po (1949) on IMDb

Regia di Philippe Garrel. Un film Da vedere 2017 con Éric CaravacaEsther GarrelLouise Chevillotte. Titolo originale: L’amant d’un jour. Genere Drammatico – Francia2017durata 76 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,59 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Gilles professore di filosofia ama Ariane, la sua giovane allieva. Ariane ha l’età di sua figlia Jeanne, che fuori da un portone piange tutte le lacrime del mondo. Lasciata bruscamente dal fidanzato, ripara nella casa di suo padre e si lega ad Ariane che ne custodisce i segreti e la salva da un tentativo di suicidio. Jeanne ricambia l’affetto dissimulando le infedeltà di Ariane. Tra promenade notturne e l’amore nelle toilette, Gilles, Ariane e Jeanne amano, tradiscono, feriscono e sono feriti. Poi col tempo il dolore passa e si ricomincia.

 L'amant d'un jour
(2017) on IMDb

Regia di Kathryn Bigelow. Un film Da vedere 2001 con Sean PennCatherine McCormackJosh LucasElizabeth HurleySarah PolleyCiarán HindsCast completo Titolo originale: The Weight of Water. Genere Thriller – FranciaUSA2001durata 110 minuti. – MYmonetro 3,47 su 5 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Col marito Thomas Janes (Penn), poeta alcolista in crisi coniugale e creativa, la fotografa Jean (McCormack) va sull’isola di Smuttynose, di fronte alle coste di New Hampshire e Maine, a fare un servizio sul misterioso caso di un duplice omicidio avvenuto nel 1873 e sanzionato con la condanna a morte di un uomo forse innocente. A portarli su una barca a vela è Rich (Lucas), fratello di Thomas, accompagnato dalla fidanzata Adaline (Hurley). Accentuate dalla forzata convivenza in barca, le tensioni tra le due coppie si alternano con la rievocazione in montaggio parallelo dell’antica vicenda. Da un romanzo di Anita Shreve, sceneggiato da Alice Arlen e Christopher Kyle, il 6° lungometraggio della californiana Bigelow è coerente col suo cinema, imperniato sul confronto etico, ma anche epico, tra mondi separati e giustapposti. Le due storie sono narrate e commentate dalla voce off di due personaggi femminili (Jean, Maren). È un film materico, pesante, in regola col titolo originale, ma anche fantasmatico, non senza risvolti onirici, dominato dalla presenza incombente degli elementi naturali. Film imperfetto, ma anche affascinante per chi sa apprezzarne l’insistenza sui dettagli, i gesti ambigui, gli slittamenti di sensibilità, i tempi sospesi. Fotografia di Adrien Biddle.

The Weight of Water (2000) on IMDb
Locandina Last Days

Un film di Gus Van Sant. Con Asia ArgentoKim GordonLukas HaasRicky JayHarmony Korine. continua» Drammaticodurata 97 min. – USA 2005. – Bim Distribuzione uscita venerdì 13 maggio 2005. MYMONETRO Last Days ***-- valutazione media: 3,48 su 54 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Blake è la copia addolorata di Kurt Cobain, che si consuma e consuma gli ultimi giorni della sua vita. La cronaca lirica e monotona della sua solitudine esistenziale è interrotta da un venditore di Pagine Gialle che gli pone quesiti inserzionistici, da un detective che rivela storie e aneddoti dimenticando il soggetto investigato e dalla madre di Blake che lo supplica di andare via con lei. Intorno alla casa, che lo contiene insieme alla sua musica, respira la natura, scorre l’acqua in cui Blake monda i peccati e fa scivolare il dolore. Circondato da giovani coinquilini indifferenti, Blake compone il suo requiem e si congeda dal suo corpo.
Last days è il capitolo finale di una trilogia sulla morte: cominciata con Gerry, due giovani perduti nel deserto, e proseguita con Elephant, due studenti omicidi alla Columbine High School. A partire da Gerry, Gus Van Sant ha cercato di allontanarsi dalla narrazione tradizionale, lavorando in maniera originale e differente sul contenuto e la forma. Lo spazio è unico: il deserto, la scuola, la casa. Il tempo è circolare: si apre e si chiude sul corpo e il volto di Michael Pitt. Last days gioca con la sensazione di tempo reale e con le suggestioni che può creare il suo trascorrere. Il tempo quasi scaduto di Blake si muove orizzontalmente, in maniera ripetitiva, ma allo stesso modo suggerisce una progressione che porta all’atto finale e definitivo. Nel ripercorrere gli ultimi giorni del leader dei Nirvana, Van Sant rinuncia a investigare le motivazioni che lo hanno consumato, lasciando più di una domanda in sospeso. Non concede allo spettatore puntuali informazioni drammaturgiche e il film resta disabitato e lontano come la casa in cui il protagonista si rifugia e ripiega su stesso. Oltre quello che vediamo non c’è nulla, niente passato e niente futuro, soltanto il presente e la gelida cronaca di una morte (suicidio?Omicidio?Fatalità?). Kurt Cobain secondo Van Sant diventa una riflessione autoriale sull'”elefante” che nessuno vede ma ciascuno tende a rappresentarsi, sull’America giovane e invisibile lanciata nel vuoto. Così capita che l’elefante si appassioni alla morte come alla musica, quella suonata da Blake alla finestra, solo, singolo, senza più band.

Last Days (2005) on IMDb
Locandina Ted

Un film di Seth MacFarlane. Con Mark WahlbergMila KunisSeth MacFarlaneJoel McHaleGiovanni Ribisi.  Titolo originale TedCommediadurata 106 min. – USA 2012. – Universal Pictures uscita giovedì 4 ottobre 2012– VM 14 – MYMONETRO Ted * * - - - valutazione media: 2,45 su 90 recensioni di critica, pubblico e dizionari.


All’età di 8 anni, John Bennett è un bambino solo e impopolare, il cui unico amico è un orsetto di peluche. Tale è la forza con la quale John desidera che Ted possa parlare, che la sua speranza si avvera e l’orso prende vita. Trent’anni dopo, i due sono ancora migliori amici, fan scatenati di Flash Gordon e coinquilini dediti ad alcol e fumo da mane a sera. Uno stile di vita, questo, che rischia però di mettere seriamente a repentaglio la relazione sentimentale che John ha intrapreso da qualche anno con Lori. La ragazza, esasperata, arriva dunque a porgli il terribile ultimatum: crescere, abbandonando l’orsetto al suo destino, o rinunciare per sempre a lei. 
Il creatore dei Griffin trasferisce il suo umorismo irriverente dalla tv al cinema, dalla formula seriale a quella unitaria (anche se di questi tempi non è mai detto e probabilmente il sequel è già alle porte), senza per questo annacquare l’inchiostro: nulla sfugge alla sua ironia, né gli ebrei né l’11 settembre, non c’è tabù che regga. L’orsetto di peluche prende il posto della famigliola animata e gioca lo stesso gioco, ovvero sfruttare l’apparenza innocua e infantile per rendere ancora più speziate le cattiverie e il turpiloquio.
Nonostante alcune siano più riuscite ed altre meno, sarebbe stupido e impossibile non ammettere che Ted è imbottito di scene esilaranti. Siano quelle a sfondo sessuale o quelle che coinvolgono Sam Jones alias Flash, ce ne sono per tutti i gusti: gratuite, fastidiose, facili, perverse o irresistibili. Sul versante del racconto-contenitore il film non ha invece la stessa carica inventiva e si appoggia alla classica favoletta di fantasia del desiderio magicamente esaudito (e la seconda volta è davvero poco credibile) e del bambinone che non ha voglia di crescere (un po’ come nel recente film dei Muppet con Jason Segel). Si obietterà che non è questo il punto, che la commedia è nella polpa e il resto è pura spina dorsale, però la sensazione che Seth MacFarlane potesse fare qualche metro in più, nella sua operazione di deragliamento, da qualche parte rimane.
Funziona certamente il buddy movie della strana coppia resa ancora più strana dall’appartenenza di uno dei due membri ad un altro mondo, e fa ridere e riflettere il finale, nel quale, ipotizzando un futuro per alcuni personaggi, il film ci ricorda che di stranezze ce ne sono già parecchie in giro, ma le prendiamo per buone, ne facciamo addirittura delle star. E allora perché non un orsetto di peluche?

Ted (2012) on IMDb

Regia di Peter Hyams. Un film con John LithgowRoy ScheiderHelen MirrenBob BalabanKeir DulleaDana ElcarCast completo Titolo originale: 2010. Genere Fantascienza – USA1984durata 114 minuti. – MYmonetro 2,49 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nove anni dopo il fallimento della missione americana del Discovery (2001: Odissea nello spazio di Kubrick) parte per Giove una missione di sovietici e americani a bordo dell’astronave Leonov per ritrovare il Discovery e il misterioso monolite che racchiude i misteri del cosmo. Gli scienziati scoprono che la missione era fallita perché lo stesso computer era andato in tilt quando si era messo in contatto con il monolite. Intanto dalla Terra ricevono l’ordine di separarsi perché sta per scoppiare una terza guerra mondiale, ma prima i russi e gli americani assistono ad un’immane deflagrazione che distrugge Giove e fa nascere un nuovo sole.

2010: The Year We Make Contact (1984) on IMDb

Regia di Marcel Carné. Un film con Pierre BrasseurSerge ReggianiYves MontandJean Vilar. Titolo originale: Les portes de la nuit. Genere Drammatico – Francia1946durata 120 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

A guerra finita il reduce Diego incontra la bellissima Malou. Amore a prima vista. I due sono inseguiti dal marito e dal fratello di lei, un collaborazionista. Il Destino bussa alla porta. Ultimo film della coppia Prévert-Carné che ha la pretesa di far coesistere la mitologia di Prévert con un ambiente socialmente e storicamente ben definito come quello del dopoguerra e che – secondo sbaglio – affida a due giovani e inesperti interpreti come Montand e la Nattier i personaggi previsti per Jean Gabin e Marlene Dietrich. Alcune sequenze suggestive trasformano il film in un’antologia di splendidi frammenti costruiti su un errore. Magnifica galleria di “cattivi” (Brasseur, Fabre, Reggiani). Joseph Kosma compose per il film, su parole di Prévert, la canzone “Les feuilles mortes”.

Gates of the Night (1946) on IMDb


I subita sono stati tradotti con google, potrebbero esserci delle imprecisioni.

Compagnia forca 1.jpg

La Compagnia della forca è una serie umoristica a fumetti con ambientazione medievale scritta e disegnata da Magnus (Roberto Raviola) con la collaborazione di Giovanni Romanini.

L’idea per la serie nacque durante una conversazione fra Magnus e Romanini mentre i due erano in treno per una delle trasferte che periodicamente compivano fra Milano e Bologna alla fine del 1975 quando collaboravano stabilmente con la Edifumetto di Renzo Barbieri. Il tema del nuovo fumetto traeva ispirazione dal genere medievale che andava di moda al cinema e in televisione in quel periodo grazie a film come Brancaleone e ad alcuni sceneggiati televisivi trasmessi dalla Rai.

Lilith è un fumetto di Luca Enoch edito dalla Sergio Bonelli Editore. La protagonista è Lilith, una cronoagente o più precisamente una cronokiller inviata nel tempo, ogni volta in un diverso periodo storico, per rintracciare determinate persone e salvare l’umanità dal futuro di distruzione.

In un futuro lontano la razza umana è costretta a vivere nel sottosuolo perché il Triacanto, un parassita alieno, stermina chiunque si trovi all’aria aperta. Questo è vissuto nascosto all’interno di alcuni corpi umani per millenni, fino a svilupparsi definitivamente nella Grande Germinazione.

Lyca è una ragazza addestrata fin da bambina per scovare e distruggere ogni traccia del Triacanto nel passato, prima della Grande Germinazione, al fine di scongiurare il triste futuro dell’umanità. Possiede poteri inumani che la portano ad essere chiamata con l’appellativo di Lilith ed è accompagnata da Scuro, la sua guida eterica, che solo lei può vedere e sentire e che possiede la forma di un quadrupede a metà strada fra un cane ed una tigre con la pelliccia nera.

Immagine 1 - La Grande Letteratura a Fumetti 6.Charles Dickens-Oliver Twist.Comics-Mondadori

I Grandi Classici che hanno fatto sognare intere generazioni rivivono in spettacolari e fedeli trasposizioni a fumetti. Da Il Giro del Mondo in 80 Giorni a Robinson Crusoe, da Zanna Bianca a Oliver Twist, da L’Odissea a Don Chisciotte, una collezione inedita di volumi illustrati da splendide tavole a colori dei migliori sceneggiatori e disegnatori. Per ogni capolavoro, un intenso adattamento di altissima qualità.

Lo sconosciuto.jpg

Lo Sconosciuto è un personaggio dei fumetti protagonista della serie omonima, creata e disegnata da Magnus. Con un voluto errore grammaticale[1], lo Sconosciuto chiama se stesso anche «Unknow», senza la lettera “n” finale.

Lo Sconosciuto è un ex mercenario di mezza età, una figura a metà tra l’agente segreto e la guardia del corpo. È probabile che in passato sia stato attivamente coinvolto su fronti di guerra o guerriglia (ha fatto parte della Legione straniera), ma la sua vera storia non viene mai svelata, nonostante i ricordi di un tempo tornino spesso a tormentarlo come fantasmi. Nelle sue avventure lo Sconosciuto si fa spesso ingaggiare per lavori apparentemente tranquilli, quasi da servizio d’ordine, ma finisce irrimediabilmente invischiato in situazioni di pericolo.

Il fumetto nasce negli anni settanta, nel pieno fiorire del terrorismo italiano e internazionale. E infatti questi sono alcuni dei temi che si affacciano nelle storie, all’interno di scenari di scottante attualità: i paesi arabi, l’America Latina del narcotraffico, i Caraibi sull’orlo della rivoluzione, il Libano dei fedayn, l’Italia degli scontri tra neofascisti ed estremisti di sinistra, il Marocco del traffico d’armi.

BONELLI EDITORE - LEO PULP 1, Claudio Nizzi

Leo Pulp è un personaggio immaginario ideato da Claudio Nizzi e da Massimo Bonfatti, protagonista di un’omonima serie a fumetti pubblicata in Italia dalla Sergio Bonelli Editore.[1][2][3] La serie è composta da tre volumi pubblicati nel 2001, nel 2005 e nel 2007, tutti scritti da Nizzi e disegnati da Bonfatti, autore anche delle copertine.[3] La serie venne ristampata nel 2011 dalla SaldaPress nella collana Maèstro in tre volumi affiancata da una edizione limitata in cento copie.

Il personaggio è un investigatore privato di Hollywood realizzato secondo l’iconografia classica del genere dei film noir degli anni quaranta. Ha un ufficio molto disordinato e prende venticinque dollari al giorno per il suo lavoro. Ha un carattere cinico e romantico. Comprimari sono il capitano di polizia Nick Tracy, chiamato Dick da Leo, che lo aiuta malvolentieri in quanto costretto da un debito che ha verso di lui; altro personaggio ricorrente è Norma, una donna che gestisce un bar frequentato da Leo dove mangia a sbafo

L'Incal : Les Mystères de l'Incal (French Edition) eBook : Quillien,  Christophe, Annestay, Jean, Moebius, Jodorowsky, Alejandro: Amazon.it:  Kindle Store

L’Incal è una space opera a fumetti, realizzata dal drammaturgo cileno naturalizzato francese Alejandro Jodorowsky e dal disegnatore francese Moebius tra il 1981 ed il 1988, pubblicata sulla rivista Métal Hurlant (e successivamente edita da Les Humanoïdes Associés), con il titolo originario Une aventure de John Difool (Un’avventura di John Difool). È stata poi ribattezzata L’Incal nella successiva ristampa del 1998.

In un futuro distopico, John Difool, un misero detective privato, dopo aver accettato di scortare una aristos in un locale, finisce per inimicarsi Kill Testa-di-cane, e nel tentativo di sfuggire alle sue grinfie si imbatte in un mutante morente, che gli consegna un misterioso oggetto, l’Incal. Ben presto, Difool si accorge degli straordinari poteri che l’Incal cela: il suo animale domestico, una sorta di uccello chiamato Deepo, ottiene infatti il dono della parola, mentre John stesso, ingoiando l’Incal per nasconderlo, riceve straordinari poteri.

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Street Mobster, known in Japan as Gendai Yakuza: Hitokiri Yota (現代やくざ 人斬り与太), is a 1972 Japanese yakuza film directed by Kinji Fukasaku and starring Bunta Sugawara and Noboru Ando. It is the sixth installment in Toei‘s Gendai Yakuza series of unrelated films by different directors, all starring Sugawara. Shot on location in Kawasaki, the plot centers around Okita, a street thug and troublemaker released from prison after ten years only to discover that the criminal underworld in which he used to operate and the socio-political landscape of Japan has changed dramatically. Complex named it number 3 on their list of “The 25 Best Yakuza Movies”.

The protagonist, Isamu Okita, mentions how he has the same birthday, August 15th, and was born the same year, 1945, that Japan surrendered at the end of World War II, which he considers inauspicious. He was born the only son of an alcoholic prostitute-turned street food vender who neglected him until she drowned while walking home drunk. With no education or money, he got into trouble and was sent to reform school twice, before forming a gang as a teenager and getting involved in extortion and kidnapping girls to sell to brothels on the mean streets of Kawasaki. The Takigawa yakuza family demands a cut of their earnings, and when Okita refuses, he gets beaten. 

Gendai yakuza: Hito-kiri yota (1972) on IMDb

Regia di Satoshi Kon. Un film Da vedere 2004 Genere Animazione – Giappone2004durata 91 minuti. Uscita cinema venerdì 4 febbraio 2005Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,43 su 7 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

La notte del 24 dicembre (nel Giappone scintoista soltanto l’uno per cento della popolazione è cristiana) tre senzatetto di Tokyo – il barbone Gin, il travestito Hana e la ragazzina Miyuki, scappata di casa – trovano nella spazzatura una neonata. Sulle tracce di una foto e di un biglietto da visita, i tre “padrini” attraversano la città e rintracciano una ragazza disperata per un suo recente aborto, che aveva rapito la bambina in ospedale. Possono così arrivare ai genitori. Probabilmente ispirato a In nome di Dio (1948), western natalizio di Ford (tratto da un romanzo già portato 5 volte sullo schermo), e scritto dal regista Kon con Keiko Nobumoto, è un intelligente film d’animazione double-face : la sua dimensione favolistica ed edificante alla Dickens, adatta ai bambini, è contraddetta, non senza crudele e sottile malizia, dalla realistica e impietosa descrizione della metropoli e da molti segni che suggeriscono come sia astratta e illusoria la ricerca della felicità e dell’amore familiare. 3° lungometraggio di Kon, tecnicamente raffinato con uso funzionale degli effetti digitali.

Tokyo Godfathers (2003) on IMDb

Regia di Kim Ki-Duk. Un film Da vedere 2007 con Chen ChangPark Ji-aHa Jung-woo, Hang In-Hyung, Kim Ki-Duk, Lee Joo-Seok. Titolo originale: Breath. Genere Drammatico, – Corea del sud2007durata 84 minuti. Uscita cinema venerdì 31 agosto 2007 distribuito da Mikado Film. – MYmonetro 3,45 su 9 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

La scultrice Yeon, moglie tradita e madre riluttante di una bimbetta, comincia a far visita, spacciandosi per una sua ex fidanzata, a un condannato a morte che ha tentato due volte il suicidio. Seminvisibile demiurgo elettronico del plot, il direttore del carcere non solo la fa passare, ma gradualmente l’asseconda nelle sue bizzarrie scenografiche con cui si propone di ridare all’omicida il gusto della vita e di sedurlo. Entra in azione il marito geloso (musicista?) che vuole riconquistarne l’affetto. In concorso a Cannes 2007, quest’enigmatico film a basso costo, chiuso in 3 stanze e sul grigio percorso stradale dalla città al carcere, è piaciuto assai, forse troppo, ai critici. C’è chi l’ha definito “un kammerspiel sublime”. Anche allo spettatore medio, spiazzato dal cattolico Ki-duk che toglie più del solito (il mutismo quasi assoluto di Yeon), rimarrà nella memoria la rutilante tappezzeria mobile delle quattro stagioni (ancora…) con cui la donna arreda la stanza delle visite. Soom (titolo inglese più corretto: Breath , respiro) si presta a riserve. C’è una certa premeditazione artificiosa che qui vizia il suo indubbio talento. Riguarda soprattutto il personaggio femminile che lentamente rivela una insondabile violenza ferina.

Breath (2007) on IMDb

Il giro del mondo nel 1896: 17 minuti di filmati reali ti permettono di visitare Parigi, New York, Venezia, Roma, Budapest e altro ancora

Meraviglioso, non lasciatevelo scappare. Lo trovate anche su youtube se non volete scaricarlo