Category: Paesi Bassi


Regia di Philippe Garrel. Un film con Mehdi Belhaj KacemJulia FaureMichel SuborMathieu GenetValérie Kéruzoré. Genere Drammatico – FranciaPaesi Bassi2001durata 117 minuti.

Ossessionato dal ricordo della donna amata, uccisa da un’overdose di eroina, il regista Mauge (Kacem) cerca finanziamenti per girare un film contro la droga e il mondo criminale che le sta dietro. Finirà per entrare in operazioni mafiose senza accorgersi del tragico destino a cui va incontro la sua nuova compagna Lucie (Faure). Una riflessione sulla corruzione del cinema e sull’ambiguità del rapporto arte-vita condotta lungo i sentieri tracciati dalla Nouvelle Vague da un degno erede di quel movimento. Garrel mischia Truffaut, Godard e Rivette in un film freddo e rigoroso girato in un bianconero contrastato e che esprime la contraddittorietà degli elementi in gioco. Il senso di mancanza provato dal protagonista è compensato dal crescente desiderio di droga della sua compagna Lucie, vittima del faustiano e accecante patto stipulato da Mauge. E sembra non esserci spazio per alcuna forma di innocenza. Tra gli altri rimandi c’è Il disprezzo di Godard, con cui il film condivide il direttore della fotografia Raoul Coutard. Distribuito in edizione originale con sottotitoli.

 Innocenza selvaggia
(2001) on IMDb
Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante (1989) | FilmTV.it

Regia di Peter Greenaway. Un film Da vedere 1989 con Richard BohringerMichael GambonHelen MirrenAlan HowardTim RothCiarán HindsCast completo Titolo originale: The Cook, the Thief, His Wife & Her Lover. Genere Drammatico – Gran BretagnaPaesi Bassi1989durata 120 minuti. – MYmonetro 3,30 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

In un ristorante francese di Londra si consuma, con la complicità dello chef, l’adulterio tra la moglie di un volgare e ricco mafioso e un bibliotecario. Scoperta la tresca, il marito uccide l’amante. La moglie si vendica, costringendolo a mangiarne il cadavere, e poi l’abbatte. Esaltato dalla fotografia del vecchio Sacha Vierny (1919) e dalla musica genialmente semplice di Michael Nyman, fondato sul trinomio cibo-sesso-violenza, è il film più sarcastico, feroce e divertente di P. Greenaway. Anche il più politico. La ripetitività del racconto, scandito in dieci giornate (e pranzi) può indurre a sazietà, ma l’assiste l’angelo custode di un umorismo nero.

 Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante
(1989) on IMDb

Regia di Peter Greenaway. Un film con Ewan McGregorVivian WuYoshi Oida. Titolo originale: The Pillow Book. Genere Drammatico, – FranciaPaesi Bassi1995durata 126 minuti. Uscita cinema venerdì 25 ottobre 1996 distribuito da Sony Pictures Italia. – MYmonetro 2,57 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Kyoto, anni ’70 e ’80. Figlia di uno scrittore calligrafo (Ogata), Nagiko (Wu), continua il piacere paterno della scrittura sul corpo. A diciotto anni è indotta a sposare il nipote (Mitsubishi) dell’editore (Oida) che pubblica gli scritti del padre in cambio di prestazioni sessuali. Ossessionata da I racconti del cuscino , scritti dalla cortigiana Sei Shonagon nel XI secolo, Nagiko lascia il marito e va a Hong Kong in cerca di amanti disposti a scrivere sul suo corpo. S’innamora, ricambiata, di un traduttore inglese (McGregor) che diventa a sua volta amante dell’editore del padre. Dopo il suo suicidio scopre di esserne incinta e innesca una spirale di mortale vendetta. “Greenaway continua imperterrito a utilizzare il corpo umano come strumento di metafora. Testo e sesso sono visti come analoghi dispensatori di piacere. Il corpo è visto come un libro e la letteratura come atto sessuale” (F. Liberti). Attraverso la cultura giapponese dove l’ideogramma è parola e arte visiva ritorna a Ejzenštejn che scoprì per primo il cinema come ideogramma con un film sperimentale, continuando il suo processo di distruzione delle regole narrative: schermo frantumato in immagini multiple, inquadrature che cambiano formato (fotografia di Sacha Vierny), colonna sonora che mescola canti tradizionali giapponesi con musica leggera occidentale. Intriga, affascina, ipnotizza, turba, respinge.

 I racconti del cuscino
(1996) on IMDb
Trailer Spetters (Spruzzi)

Regia di Paul Verhoeven (II). Un film con Rutger HauerRenée SoutendijkHans Van Tongeren. Genere Drammatico – Paesi Bassi1979durata 110 minuti. – MYmonetro 3,00 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

In una cittadina olandese tre giovanotti – due dei quali si allenano per vincere una gara di motocross – sono attratti da una bionda inserviente di un fast food mobile. Uno dei due motociclisti finisce paralizzato, un altro scopre di essere gay e il terzo si accomoda nella normalità borghese. Scritto da Gerard Soeteman, è un inventivo dramma corale, straripante di sesso e di violenza con una vena non tanto sotterranea di misoginia e abitato da una colorita galleria di personaggi tra cui spicca R. Hauer nella parte di un campione di motocross.

 Spruzzi
(1980) on IMDb
Soldato d'Orange / Soldier of Orange ( Soldaat van Oranje ) ( Voor koningin  en vaderland ) [ Origine UK, Nessuna Lingua Italiana ]: Amazon.it: Rutger  Hauer, Jeroen Krabbe, Edward Fox, Derek

Regia di Paul Verhoeven (II). Un film Da vedere 1979 con Jeroen KrabbéRutger HauerPeter Faber. Titolo originale: Soldaat van Oranje. Genere Guerra – Paesi Bassi1979durata 114 minuti. – MYmonetro 3,00 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Sei studenti universitari olandesi, la cui vita viene sconvolta dall’occupazione nazista della loro patria nel 1940, sono costretti ad affrontare problemi di esistenza e di coscienza politica. Tratto dal romanzo autobiografico di Eriz Hazelhoff e diretto da uno dei più interessanti autori del cinema olandese, è un ottimo dramma, intenso e profondo con un Rutger Hauer superlativo nei panni di un affascinante aristocratico.

 Soldato d'Orange
(1977) on IMDb
Il quarto uomo - Film (1982)

Regia di Paul Verhoeven (II). Un film Da vedere 1983 con Jeroen KrabbéThom HoffmanRenée SoutendijkGeert De JongDolf de VriesCast completo Titolo originale: De Vierde Man. Genere Drammatico – Paesi Bassi1983durata 98 minuti. – MYmonetro 3,00 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

In viaggio da Amsterdam a Flessinga, nell’Olanda meridionale, tra incubi premonitori e fantasticherie aggressive a occhi aperti, uno scrittore gay, cattolico e alcolista incontra una rapace estetista che se lo porta a letto (ha già fatto morire tre amanti, lui potrebbe essere il quarto) e un muscoloso idraulico di cui s’invaghisce. Miscela di sesso e religione, affollato catalogo di citazioni funerarie e surrealistiche, truculenti slanci erotici, invenzioni oniriche, il film – tratto da un romanzo di Gerard Reve – è diretto da un regista che, pur con esiti assai diseguali, è coerente nel suo aggressivo pessimismo sulla natura umana e sulla sua animalesca e ineliminabile bassezza, nella sua concezione del corpo come ammasso di rifiuti e di secrezioni. Scritto da Gerard Speteman. La sgargiante fotografia è di Jan de Bont, futuro regista di Speed . Premiato in vari festival (Avoriaz, Oxford, Sorrento). Edizione italiana tagliata per 6 minuti.

 Il quarto uomo
(1983) on IMDb

Regia di Paul Verhoeven (II). Un film Da vedere 2006 con Carice van HoutenThom HoffmanHalina ReijnSebastian KochChristian BerkelCast completo Titolo originale: Zwartboek. Genere Guerra, – Paesi BassiGran BretagnaGermaniaBelgio2006durata 135 minuti. Uscita cinema venerdì 2 febbraio 2007 distribuito da DNC Entertainment. – MYmonetro 3,32 su 23 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Verhoeven ha sempre cercato, un po’ come David Lean, di abbinare arte e commercio, cinema di impegno e grande spettacolo. Dopo tanti successi a Hollywood è rimpatriato per un film, a lungo covato, che rievoca i tragici ultimi mesi dell’occupazione nazista in Olanda, mettendoli a confronto con lo sterminio degli ebrei e la resistenza antitedesca e raccontandoli anche nelle loro ombre. Nel seguire le peripezie di una bella soubrette ebrea che si infiltra come spia tra gli occupanti, il regista e il suo sceneggiatore Gerard Soeteman hanno scelto di costruire la loro storia all’insegna del travestimento, della menzogna e dell’ambiguità senza riguardi per nessuno, nemmeno per i loro personaggi olandesi, ebrei, nazisti: nessuno è del tutto innocente né del tutto colpevole. Rifacendosi al libro Grijis Verleden ( Passato grigio , 2001) di Chris van der Heyden, c’è tutto in questo thriller d’azione: bombardamenti aerei, rastrellamenti, esecuzioni a morte, torture, agguati, scambi d’identità, amori tra le due parti, gerarchi delle SS arruolati dagli Alleati in nome della futura guerra antibolscevica. Il collaborazionismo delle popolazioni con gli occupanti tedeschi è un fatto storico da studiare, non un problema da risolvere. A guerra finita, fu nascosto, rimosso, dimenticato. Non è il caso, dunque, di deprecare i contenuti, ma i modi espressivi.

 Black Book
(2006) on IMDb

Regia di Nanouk Leopold Con Sandra Hüller, Dragan Bakema, Sabine Timoteo, Ryan Brodie, Frieda Pittoors, Nicole Shirer, Ergun Simsek, Kuno Bakker, Gelijn Molier

Charlotte lavora in una clinica di Bruxelles, è felicemente sposata con Max, da cui ha avuto un figlio, ma c’è qualcosa di inspiegabile che la spinge a prendere in affitto uno squallido appartamento, dove comincia a portare alcuni dei suoi più strani e poco attraenti pazienti con cui ha dei rapporti sessuali. Il continuo via vai che si genera non passa inosservato e, scoperta dal marito, la dottoressa è costretta a ricorrere all’aiuto di un terapista ma anche l’analisi non sembra far chiarezza sui suoi confusi pensieri e sul mistero della sua mente.

 Brownian Movement
(2010) on IMDb

Regia di Myroslav Slaboshpytskkiy. Un film Da vedere 2014 con Grigoriy FesenkoTatiana RadchenkoMarina PanivanKirill KoshikAlexander PanivanCast completo Titolo originale: Plemya. Genere DrammaticoThriller, – UcrainaPaesi Bassi2014durata 130 minuti. Uscita cinema giovedì 28 maggio 2015 distribuito da Officine Ubu. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,67 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Appena entrato in un istituto per sordomuti di Kiev, il 20enne Sergey è reclutato da una gang dedita allo sfruttamento della prostituzione, ai furti, ai pestaggi e alle sbronze. Si innamora di una delle due ragazze della banda e le impedisce di prostituirsi infrangendo la legge del branco. Dopo 5 corti, l’autore ucraino Slaboshpytskiy spara un lungometraggio anomalo e straniante, privo di parole e musica, fatto soltanto di immagini, linguaggio gestuale e rumori di fondo, con attori selezionati tra 300 sordomuti. Racconta una storia realistica e attuale che assume la valenza di un mito primordiale sulle pulsioni ferine e sulla violenza innata della specie umana. Magistrale uso del piano-sequenza e della camera a mano, ma finale troppo ellittico. Premio Semaine de la Critique di Cannes e miglior film al MilanoFilmFestival. Distribuisce Officine UBU.

 The Tribe
(2014) on IMDb

Regia di Yorgos Lanthimos. Un film Da vedere 2015 con Colin FarrellRachel WeiszJessica BardenOlivia ColmanAshley JensenCast completo Titolo originale: The Lobster. Genere Fantascienza, – GreciaGran BretagnaIrlandaPaesi BassiFrancia2015durata 118 minuti. Uscita cinema giovedì 15 ottobre 2015 distribuito da Good Films. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 2,94 su 7 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

In un futuro mondo concentrazionario, dove è d’obbligo vivere in coppia, David è internato in un albergo-carcere con riti da villaggio turistico, dove ha 45 giorni per trovare una partner ed evitare così di essere trasformato in animale. Fugge nel bosco e si unisce ai Solitari, ribelli al regime dell’accoppiamento coatto, tra i quali però è proibito l’amore. Al suo 4° film, Lanthimos conferma il suo cinema dell’assurdo, basato su casi-limite tra il grottesco e il surreale, con una science fiction in chiave di commedia drammatica, che si aggira dalle parti di 1984 di Orwell e di Fahrenheit 451 (1966) di Truffaut. Dopo un avvio brillante, che è anche una gustosa satira della subcultura di massa contemporanea, il ritmo cala un po’ per poi recuperare con un finale shocking. Morale: per amarsi bisogna essere uguali e quindi amputare le proprie diversità. Cosceneggiato dal regista con Efthymis Filippou. Premio della giuria a Cannes 2015.

AntonioGenna.net presenta: IL MONDO DEI DOPPIATORI - ZONA CINEMA: "L'albero  di Antonia"

Regia di Marleen Gorris. Un film Da vedere 1995 con Els DottermansJan DecleirMarina De GraafWilleke van AmmelrooyDora van der GroenCast completo Titolo originale: Antonia’s Line. Genere Sentimentale – Paesi Bassi1995durata 93 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,20 su 2 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Affresco di una piccola comunità rurale sull’arco di quattro generazioni, dal 1945 alla fine del secolo. Protagonista invisibile: il tempo che passa. Linea narrativa: matriarcale. Antonia che generò Danielle che generò Thérèse da cui nacque Sarah, voce narrante. In questo Heimat fiammingo gli uomini sono in seconda fila: abietti o fragili o coglioni, talora gentili. Sagace, e qua e là furbesca, mistura di patetico e grottesco, pubblico e privato, violenza e tenerezza con una marcata componente anticlericale e un pragmatico amore per la vita, contrapposto al cupo pessimismo di un vecchio che cita Nietzsche e Schopenhauer. Qualche rigidità didattica. Oscar 1996 del miglior film straniero.

Regia di Maria Peters. Un film con Ruud FeltkampHugo HaenenEric van der DonkSacha BulthuisJohn KraaykampCast completo Titolo originale: Kruimeltje. Genere Drammatico – Paesi Bassi1999durata 119 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti

Crumb, dodici anni, non conosce altro posto dove vivere che la strada. Qui i divertimenti sono tanti, tante le avventure e i rischi ma nel suo cuore c’è un angolino segreto in cui custodisce l’amore per i suoi genitori che non ha mai conosciuto. Per anni l’idea di incontrarli ha rappresentato per Crumb solo una tenue speranza ma quando conosce il giovane Chris Wilkes, che afferma di aver conosciuto suo padre poco prima che si imbarcasse per l’America, quel sogno lontano sembra potersi realizzare.

Locandina italiana Los muertos

Regia di Lisandro Alonso. Un film con Argentino Vargas. Genere Drammatico – ArgentinaFranciaPaesi BassiSvizzera2004durata 78 minuti.

Detenuto di mezza età esce dal carcere in una zona rurale dell’Argentina dopo alcuni anni, intraprendendo un lungo cammino verso due precise destinazioni: consegnare la lettera destinata alla figlia di un suo compagno di prigione e recarsi a trovare la propria figlia che vive in una sperduta regione della foresta tropicale. 

Watch Liverpool (English Subtitled) | Prime Video

Regia di Lisandro Alonso. Un film con Nieves Cabrera. Genere Drammatico – ArgentinaFranciaPaesi BassiGermaniaSpagna2008durata 84 minuti.

Nel bel mezzo dell’oceano Atlantico, Farrel chiede al capitano della nave sulla quale lavora il permesso di scendere a terra. Il suo scopo è quello di recarsi nella città in cui è nato per vedere se sua madre è ancora viva.

Locandina Tokyo Sonata

Un film di Kiyoshi Kurosawa. Con Teruyuki KagawaKyôko KoizumiYû KoyanagiInowaki KaiHaruka Igawa. continua» Titolo originale Tôkyô sonataDrammaticoRatings: Kids+13, durata 119 min. – Giappone, Hong Kong, Paesi Bassi 2008.

Ryuhei Sasaki è un tranquillo padre di famiglia finché non perde il posto di lavoro; la scelta di non rivelare nulla a moglie e figli lo porterà a conoscere un sottobosco crescente di disoccupati insospettabili, ma non lo aiuterà a tenere insieme i pezzi di una famiglia che si va sfaldando.
La Crisi, così paventata, presagita, snobbata è qui tra noi. Dove “noi” non significa solo l’Occidente, ma pure il diametralmente opposto Giappone, ugualmente colpito al cuore. E non sarà un caso se sono saliti al governo i socialisti per la prima volta nella storia. Kurosawa Kiyoshi, con la sensibilità che lo contraddistingue – e che difficilmente pertiene a un regista puramente horror, come ancora qualcuno lo etichetta – parte dalla Crisi per mescolarla alle molteplici crisi che accompagnano l’uomo nel suo difficile cammino. Nel senso stretto ma pure in quello etimologico del termine, perché il mutamento radicale e sofferto, spesso spinto sino all’autolesionismo, è parte integrante di questo processo evolutivo. Che qui si abbatte sul nucleo famigliare con una violenza degna del Takashi Miike di Visitor Q, senza quel gusto pop di portare tutto all’estremo, ma senza tirarsi indietro di fronte agli esiti di una sostanziale discesa agli inferi. Ad essere messi in discussione sono i pilastri stessi della società: l’autorità – l’insegnante sbeffeggiato in classe, il pater familias a disagio per mantenere un ruolo di leadership sistematicamente messo in discussione – il vincolo nuziale, tenuto insieme solo da abitudine e necessità, ma pure la supremazia del lavoro serio rispetto all’insicurezza di professioni apparentemente più frivole, che vivono la propria rivincita grazie al talento del piccolo sognatore Kenji.
Kurosawa osserva la famiglia con amore, forse, con comprensione, magari, ma con ben poca compassione, privilegiando la camera fissa per denudarne le fragilità: a volte il tavolo da pranzo, unica occasione di (finta) riconciliazione, è addirittura inquadrato dall’esterno, mediato da un vetro e da riflessi che dicono più di mille parole su quel che avverrà di lì a breve. Straordinaria la prova attoriale di Teruyuki Kagawa, calato perfettamente nel ruolo fantozziano del protagonista, incapace di liberarsi persino nel momento di massima ira, quando, seppur armato di bastone e con intento distruttivo, non rinuncia a sistemarsi goffamente il borsello, residuo di una divisa che per lungo tempo ha significato “classe media” e un determinato inquadramento sociale. Prima che lo tsunami della crisi rimettesse tutto in discussione, giocando con i destini di piccoli uomini indifesi come lui.

Regia di Hany Abu-Assad. Un film con Lubna AzabalHamza Abu-AiaashKais NashifLutuf NouasserAli SulimanCast completo Titolo originale: Paradise Now. Genere Drammatico – GermaniaPaesi BassiFrancia2005durata 90 minuti. Uscita cinema venerdì 14 ottobre 2005Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,23 su 20 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Khaled e Said si conoscono fin da quando erano bambini ed ora lavorano presso un meccanico seppure con qualche problema causato dalle intemperanze di uno dei due. E’ però arrivato per loro un giorno speciale: sono stati scelti perché, dopo un lungo periodo di inattività, si è deciso di tornare a compiere un attentato kamikaze a Tel Aviv. Dovranno farsi esplodere a un quarto d’ora di distanza l’uno dall’altro.
Non era per nulla facile né prevedibile che un film fondamentalmente di produzione palestinese potesse affrontare un tema da sempre scottante come quello degli attentati compiuti da uomini pronti a farsi esplodere con l’equilibrio e la lucidità che Hany Abu-Assad mette in questo film vincitore del Golden Globe come miglior film straniero.
A fare da fondamentale ago della bilancia è un personaggio non citato nella sinossi. Si tratta di Suha, la giovane donna che apre il film. È cresciuta all’estero e ora torna nella sua terra per vederla disseminata di posti di blocco che non sono solo fisici ma che si sono moltiplicati anche sul piano mentale. È con lei che Said potrebbe veder iniziare una vicenda sentimentale ed è sempre con lei che Khaled si troverà a confrontarsi in modo molto diretto sulla situazione. Chi è martire e chi è carnefice? Gli israeliani o i palestinesi? In lontananza sembrano riecheggiare le riflessioni dell’israeliano Amos Oz raccolte nel libro “Contro il fanatismo” mentre seguiamo il rituale della ‘vestizione’ con l’esplosivo e ciò che accade successivamente.
Non manca anche un giudizio, non poi così tra le righe, su chi invia gli altri a conquistarsi il Paradiso: sia il braccio armato che quello reclutante e colto non sono altrettanto disponibili ad offrire le proprie vite alla causa. Rimane poi impressa nella memoria (oltre a tutta la parte finale) la sequenza in cui si videoregistra il testamento dei due ‘martiri’: è una lezione di cinema. Di quel cinema che non vuole imporre un pensiero ma piuttosto suscitarlo.

Risultato immagini per Quell'ultimo PonteUn film di Richard Attenborough, Sidney Hayers. Con Sean Connery, Gene Hackman, Maximilian Schell, Michael Caine, Elliott Gould. Titolo originale A Bridge Too Far. Guerra, durata 150 min. – Paesi Bassi, Gran Bretagna, USA 1977. MYMONETRO Quell’ultimo ponte * * * 1/2 - valutazione media: 3,73 su 12 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nel ’44, 35.000 paracadutisti alleati scendono in Olanda con lo scopo di impadronirsi di una serie di ponti che favoriranno l’avanzata delle forze alleate. L’impresa non riesce per un ponte di troppo.

 

 


Regia di Eskil Vogt. Un film con Ellen Dorrit PetersenVera VitaliHenrik Rafaelsen. Genere Drammatico – NorvegiaPaesi Bassi2014durata 96 minuti.

Dopo aver perso la vista, Ingrid si rinchiude tra le mura della sua casa dove si sente al sicuro e protetta dal marito. Ma presto i fantasmi nascosti della donna verranno fuori in modi che non avrebbe mai pensato.

Regia di Diederik Ebbinge. Un film Da vedere 2013 con René Van’t HofTon KasKo AertsKees AlbertsLucas DijkerPorgy FranssenCast completo Genere Commedia – Paesi Bassi2013durata 87 minuti. Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

La vicenda si svolge nel presente in un piccolo centro olandese che ha conservato un’atmosfera tradizionale da anni ’50. Fred ha 54 anni e conduce un’esistenza grigia e abitudinaria. Un tipo solitario e rassegnato, dopo la morte della moglie, vittima di un incidente automobilistico, e la separazione dal figlio, trasferitosi altrove. Si attiene a consueti riti giornalieri: brevi gite in bus nella cittadina vicina per approvvigionamenti al supermarket, pulizia della casa, cene spartane, ogni sera alle 18 in punto, e presenza devota alla messa domenicale nella chiesa protestante. Un giorno si imbatte nel quarantenne Leo che gironzola tra le case del villaggio, comportandosi come un adolescente mansueto e ritardato. In effetti mormora poche parole e non si sa chi sia. Mosso da un sentimento di compassione, Fred lo accoglie in casa, ma lo obbliga a condividere la sua routine, educandolo come un padre esigente. Tra i due, poco a poco, nasce una sincera simpatia. Poi un giorno Leo, che adora le caprette e le pecore, si esibisce nella loro imitazione belante di fronte ad alcuni bambini. In breve la coppia viene ingaggiata come attrazione per feste di compleanno di ragazzini, ottiene successo ed è molto richiesta. Fred si diverte nel trascorrere il tempo con Teo, il cui comportamento imprevedibile e caotico gli ha ridato vitalità e buonumore. Quindi sfida la disapprovazione dei vicini e del pastore della chiesa che giudicano immorale la sua convivenza con Leo. Finché un giorno scopre che in realtà è sposato. Incontra la moglie dell’amico che gli racconta che Leo è regredito mentalmente all’infanzia in seguito ad un grave trauma accidentale e da allora le istituzioni a cui è stato affidato hanno fallito.
Diederik Ebbinge ha scritto e realizzato un sorprendente film di esordio. In qualche modo ricalca lo humour raffinato di Bent Hamer, quantunque la sua rappresentazione di un individuo solitario intrappolato nella routine delle abitudini, ma pronto al contatto umano e a nuove esperienze, sia meno impassibile e più briosa rispetto ai toni del geniale regista norvegese contemporaneo. E ancora, il suo stile, che descrive situazioni assurde, ricorda quello del connazionale Alex van Warmerdam, ma senza la predominante componente dark di quest’ultimo. Da un lato dimostra notevoli qualità narrative, con un sapiente inquadramento minimalista dei suoi due “eroi” poco convenzionali (che sembrano personaggi di Jaques Tati o di Aki Kaurismäki) e della morale calvinista degli abitanti del villaggio. Dall’altro costruisce un intreccio con perfetti timing comici e toccanti svolte drammatiche e sviluppa efficacemente l’itinerario di liberazione e di superamento di complessi, paure e traumi del passato da parte di Fred.
Ha dichiarato di aver concepito il film per sfruttare le doti interpretative della coppia di carismatici attori protagonisti, René van t’Hoff e Ton Kas, ben noti in Olanda per le loro performances teatrali. Da segnalare anche la brillante ambientazione del film e la scenografia, ricca di particolari retro esilaranti, curata da Elza Kroonenberg. 

Regia di Dominga Sotomayor Castillo. Un film con Santi AhumadaEmiliano FreifeldPaola GianniniFrancisco Pérez BannenJorge BeckerCast completo Titolo originale: De jueves a domingo. Genere Drammatico – CilePaesi Bassi2012durata 96 minuti.

Padre, madre e due figli in viaggio in macchina attraverso il paesaggio maestoso del Cile settentrionale. Le dinamiche familiari viste dal punto di vista dei ragazzi, narrate mettendo la macchina da presa alla loro altezza, osservando il mondo degli adulti dalla loro prospettiva.