Category: Jean Reno


Regia di Romain Quirot. Un film con Hugo BeckerJean RenoLys Oussadit-LessertPaul HamyPhilippe KaterineCast completo Titolo originale: The Last Journey. Genere AvventuraDrammaticoFantascienza, – Francia2020durata 87 minuti. Uscita cinema giovedì 20 gennaio 2022 distribuito da Notorious Pictures. – MYmonetro 2,31 su 8 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Paul W.R. è l’uomo più ricercato di un mondo prossimo alla fine. Alcuni anni fa, un misterioso planetoide è apparso nel sistema solare e si è avvicinato alla Terra. Detto la Luna Rossa, è stato per decenni minato per estrarre il combustibile Lumina. L’imprenditore a capo di questa lucrosa operazione è stato il padre di Paul e quando la Luna ha “reagito”, avvicinandosi all’orbita terrestre e desertificando il pianeta, l’uomo ha approntato un sistema di ordigni nucleari per distruggerla. Ma la Luna è protetta da un campo magnetico e solo Paul, che da bambino era stato colpito da un fulmine rosso proveniente dalla Luna stessa, ha passato i test per dimostrare di poter pilotare con successo la navicella incaricata di distruggere il planetoide. Paul però è fuggito nel deserto…

 L'ultimo giorno sulla Terra
(2020) on IMDb

La dittatura culturale dei Cahiers du Cinéma | the SubmarineI Cahiers du cinéma sono la più prestigiosa rivista cinematografica francese. È stata fondata nell’aprile 1951 da André Bazin e Jacques Doniol-Valcroze, raccogliendo l’eredità della Revue du cinéma e riunendo i membri di due circoli cinematografici parigini: Objectif 49 (Robert Bresson, Jean Cocteau and Alexandre Astruc, etc.) e il Ciné-Club du Quartier Latin. Tra i collaboratori figuravano Eric Rohmer, Jacques Rivette, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol e François Truffaut.
Gli articoli dei Cahiers reinventarono le basi della critica cinematografica. L’elaborazione della politica degli autori riconobbe per la prima volta il valore dei film hollywoodiani di Alfred Hitchcock, Howard Hawks, Robert Aldrich, Nicholas Ray, Fritz Lang, e Anthony Mann, ma soprattutto di registi come Jean Renoir, Roberto Rossellini, Kenji Mizoguchi, Max Ophüls e Jean Cocteau, in polemica con il cinema francese del periodo. L’articolo di Truffaut Su una certa tendenza del cinema francese (1954) è considerato il manifesto del movimento cinematografico originato dagli ex-redattori dei Cahiers passati alla regia, detto Nouvelle Vague.
Dopo Eric Rohmer, caporedattore dal 1957 al 1963, la guida passò a Jacques Rivette. L’attenzione si spostò dagli Stati Uniti alle cinematografie nazionali emergenti, mentre si faceva avanti una politicizzazione che esplose in particolare nel 1968. I Cahiers furono guidati, per qualche anno, da un collettivo di ispirazione maoista. Più tardi, con Serge Daney e Serge Toubiana, le posizioni politiche si sono gradualmente smussate, ma non si è ridotta l’influenza critica della rivista, né la sua capacità di produrre, dalle file dei suoi collaboratori, nuovi registi francesi (André Téchiné, Leos Carax, Olivier Assayas, Patrice Leconte).
Nel 1998, Le Editions de l’Etoile (la casa editrice dei Cahiers) è stata acquisita dal gruppo Le Monde. Quest’ultimo nel 2008 ha ceduto la società editrice al gruppo anglosassone Phaidon Press.
La rivista è stata diretta da Jean-Michel Frodon (affiancato da Serge Bozon) fino al 2009. Il comitato di redazione è formato da Hervé Aubron, Stéphane Delorme, Charlotte Garson, Ludovic Lamant, Elisabeth Lequeret, Thierry Lounas, Vincent Malausa, Thierry Meranger, Cyril Neyrat, Eugenio Renzi, Jean-Philippe Tessé, Antoine Thirion.
Nel luglio 2009 Stéphane Delorme rimpiazza Frodon come caporedattore ed è affiancato da Jean-Philippe Tessé.

L'uomo del treno - Film (2002)

Un film di Patrice Leconte. Con Jean Rochefort, Johnny Hallyday, Jean-François Stévenin, Charlie Nelson, Pascal Parmentier. Titolo originale L’homme du train. Drammatico, durata 90 min. – Francia 2002. MYMONETRO L’uomo del treno * * * - - valutazione media: 3,19 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Una qualsiasi provincia francese. Un uomo scende da un treno mentre un altro uomo, dentro una farmacia, non sembra attendere che quell’arrivo. Il caso li incoraggia e Milan, disincantato cascatore di circo….con l’hobby delle rapine in banca, incrocia e attraversa irrimediabilmente la vita di Manesquier, anziano professore di letteratura francese. Manesquier indossa il chiodo frangiato di Milan e Milan calza le pantofole di lana di Manesquier, immaginando un improbabile ma anelato scambio di identità. Tre giorni per mettere in scena ciascuno l’esistenza dell’altro, tre giorni per scegliere di essere o non essere quell’altro.Parafrasando il pensiero di Manesquier, esistono due tipi di uomini: quelli che i treni li prendono e quelli che i treni li guardano passare, ossia i “giocatori” e i “previdenti”. E il treno del titolo è quello che guarda l’uomo di Simenon, e poco importa se la storia di Leconte non è quella del romanziere francese. Un treno che in entrambi i casi conduce al gesto definitivo e radicale. Un treno che è “luogo” di passaggio, fisico e dell’anima, tra cultura e natura, tra come ci vogliono e come siamo. E Leconte, con la grazia sapiente che lo contraddistingue, suggerisce allo spettatore i movimenti dei personaggi, gli incroci e le separazioni, anticipando la tragedia umana, la stazione di arrivo…

 L'uomo del treno
(2002) on IMDb
Un condannato a morte è fuggito | Filosocinemas

Un film di Robert Bresson. Con François Leterrier, Charles Lelaclanche, Maurice Beerblock, Roland Monod, Jacques Ertaud, Jean Paul Delhumeau, Roger Treherne, Jean Philippe Delamarre, César Gattegno, Jacques Oerlemans, Klaus Detlef Grevenhorst, Leonhard Schmidt Titolo originale Un condamné à mort s’est échappé. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 95′ min. – Francia 1956. MYMONETRO Un condannato a morte è fuggito * * * * - valutazione media: 4,33 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dal racconto di André Devigny: nel 1943 un componente della Resistenza, rinchiuso nel forte di Montluc di Lione, riesce a evadere con un giovane prigioniero comune. “Un’opera insolita che non assomiglia a nessun’altra” (A. Bazin). “Il film è un mistero. Il vento soffia dove vuole” (R. Bresson). Se il vento soffia dove vuole, pascalianamente hanno valore pensiero e volontà, coincidenti con una coscienza morale, con un’azione che è l’espressione di un rigore e di una libertà interiori, non piegati alle varie oppressioni del carcere terreno. Per il protagonista la fuga da un carcere nazista si fa lotta, intima e pratica, contro le proprie debolezze, scontro fisico e rarefatto con la durezza delle cose. Film calvinista con attori non professionisti e la Messa in do di Mozart nella colonna musicale. Premio della giuria a Cannes. Altro titolo originale: Le vent souffle où il veut

Locandina I fiumi di porpora

Un film di Mathieu Kassovitz. Con Dominique SandaJean RenoJean-Pierre CasselNadia FarèsVincent Cassel. continua» Titolo originale Les rivières pourpresDrammaticodurata 106 min. – Francia 2000MYMONETRO I fiumi di porpora. valutazione media: 3,17 su 21 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

L’atteso film di Kassovitz, che sin dai trailers prometteva suspence ed emozioni, supera brillantemente le aspettative. Almeno per quanto riguarda la prima parte, che scorre sullo schermo con ritmo perfetto. Un omicidio efferato sconvolge gli abitanti di un paesino di montagna vicino a Grenoble. La scoperta di altre uccisioni fa pensare ad un serial killer, ma forse è soltanto una falsa pista. A capo delle indagini, troviamo il valoroso cavaliere Jean Reno, eroe solitario. Nel frattempo un giovane poliziotto alla ricerca di un teppistello si troverà successivamente a collaborare col maestro. L’incontro tra i due e la conseguente risoluzione del caso costituiscono, nella seconda parte del film, i momenti meno riusciti. Non soltanto per l’ovvietà di certe battute, quanto piuttosto per la prevedibilità del finale. Rimaniamo in ogni caso affascinati dal tocco sicuro di una regia capace di costruire un thriller made in France.

Regia di Luc Besson. Un film con Jean BouisePierre JolivetChristiane KrugerJean RenoFritz WepperMaurice Lamy. Genere Fantascienza – Francia1982durata 90 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Nella Parigi devastata da una catastrofe nucleare e in mano a bande di disperati violenti, un uomo si aggira, solo, sconfigge un cattivo, non riesce a salvare l’unica donna rimasta, riparte. Molta azione, ma una vicenda ridotta all’osso in questo esordio del 23enne Besson. Più che una metafora, è un esercizio di stile ma, in questo suo limite, c’è una forza narrativa ammirevole e la capacità di renderla per immagini, arricchendola di piccole invenzioni, di notazioni incisive, di sapienti ellissi, di materiale plastico. Pochi personaggi, non una parola di dialogo, suggestiva colonna musicale di Eric Serra.

Locandina Le grand bleu

Un film di Luc Besson. Con Jean Reno, Jean-Marc Barr, Rosanna Arquette, Sergio Castellitto Avventura, durata 120 min. – USA, Francia, Italia 1988. MYMONETRO Le grand bleu ** 1/2 - - valutazione media: 2,76 su 13 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Due ragazzi, Jacques e Enzo, che hanno la stessa passione: l’immersione subacquea. Anche il padre di Jacques partecipa alle loro immersioni finché un giorno non riemerge più. A vent’anni di distanza il figlio ha ancora nel sangue quella morte… Non va detto molto di più di un film culto in Francia, datato 1988 con uscita in Italia targata 2002 dopo che è finalmente finita l’annosa querelle che oppose il campione italiano di immersione in apnea Enzo Majorca alla produzione. Majorca si era riconosciuto nel personaggio di Enzo e non aveva apprezzato alcuni passaggi ritenuti offensivi. Solo dopo il suicidio nel 2001 di un altro grande campione, Jacques Mayol, la causa si è ricomposta con l’accettazione da parte di Besson del taglio di alcune scene. Un film da vedere anche perché consente di fare un salto indietro nella filmografia di due grandi attori come Jean Reno e Jean-Marc Barré.

Risultati immagini per Trans-Europ-Express film

Un film di Alain Robbe-Grillet. Con Jean-Louis Trintignant, Marie-France Pisier, Nadine Verdier, Alain Robbe-Grillet Titolo originale Trans-Europ-Express. Drammatico, durata 90′ min. – Francia 1966. MYMONETRO Trans-Europ-Express – A pelle nuda * * * - - valutazione media: 3,08 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un regista, sua moglie e un amico produttore viaggiano in treno da Parigi ad Anversa. Il regista detta alla moglie il canovaccio di un film sul contrabbando di droga. Per eroe sceglie la prima persona che vede in stazione (Trintignant). È la storia di un giovane che, entrato in una banda di trafficanti, riceve come primo incarico una valigia da portare ad Anversa. Quel che succede è solo un pretesto per un esercizio su tre livelli: è un racconto poliziesco; è un poliziesco esposto con esplicita ironia (la materia “fumettistica” con i più convenzionali luoghi comuni viene rappresentata come tale); infine è il ritratto di un sadico sessuale e delle sue ossessioni (e anche l’erotomania è assunta come un stereotipo). Scrittore che è stato, a modo suo, originale, Robbe-Grillet regista è opaco e salottiero: il suo film è inerte, un esercizio intellettualistico.

Locandina italiana Il favoloso mondo di Amelie

Un film di Jean-Pierre Jeunet. Con Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Dominique Pinon, Rufus, Jamel Debbouze.  Titolo originale Le Fabuleux destin d’Amélie Poulain. Commedia, durata 120 min. – Francia 2001. MYMONETRO Il favoloso mondo di Amelie * * * * - valutazione media: 4,04 su 95 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Amélie cresce in provincia, siamo in Francia. Suo padre è un medico fin troppo originale: visita ogni mese la figlia, che si agita ogni volta, e crede che sia malata di cuore. La madre, uscita dalla chiesa, viene schiacciata da una suicida. Più grande la ragazza va a Parigi. Fa la cameriera e incontra tanta gente. Il 31 agosto 1997 è il giorno decisivo della sua vita: vede in tv il servizio dulla morte di lady Diana, le cade di mano un tappo di bottiglia che finisce sotto una piastrella, dove Amélie trova una vecchia scatola di cianfrusaglie (figurine, la foto di un calciatore, un ciclista di ferro). Si mette in testa di rintracciare il proprietario, che a quel punto avrà una cinquantina d’anni. Lo trova, gli restituisce il “ricordo” e gli cambia la vita.Da quel momento decide di far felice il prossimo, ed ecco una galleria di personaggi secondo la tradizione del cinema francese…dell’arte: un pesce che cerca continuamente di suicidarsi, un impiegato dei treni in pensione che oblitera le foglie delle piante di sua moglie, un pittore che falsifica una volta l’anno un dipinto di Renoir, un cieco che Amélie accompagna, descrivendogli ciò che vede. Il film è stato un “caso”. Negli USA ha battuto l’incasso del nostro La vita è bella. In Francia il chiasso è stato altissimo, con riferimenti al grande cinema del passato, da Carné a Malle ( Zazie nel metro), a Lelouch alla magica scrittura di Prévert. Con tutto il rispetto, la sceneggiatura di Jeunet-Laurent, spumeggiante e fantasiosa, non si avvicina certamente allo spessore di Prévert. Dunque Amélie più che beatificata, va considerata una bella storia, diversa e curiosa, che fa star bene, uscita nel momento propizio. Ma noi continuiamo a preferire Benigni.

Locandina I visitatori [2]

Un film di Jean-Marie Poiré. Con Christian ClavierJean RenoValérie LemercierMarie-Anne ChazelChristian Bujeau. continua» Titolo originale Les visiteursCommediadurata 100 min. – Francia 1993. – Filmauro uscita giovedì 10 novembre 1994. MYMONETRO I visitatori [2] **1/2-- valutazione media: 2,81 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Francia, anno di grazia 1123. Goffredo, nobile cavaliere, uccide incosapevolmente il padre della donna che ama. Avrà la possibilità di rimediare all’errore ingerendo una pozione magica che lo porterà indietro nel tempo quel tanto che gli consenta di rimediare al tragico errore. Per l’eccessiva dose ingoiata il cavaliere si ritrova invece, con il suo scudiero, 900 anni dopo. Di fatto ai nostri giorni. A contatto con la civiltà moderna e le sue storture, il cavaliere avrà più di una sorpresa, ma riuscirà a tornare infine ai suoi bei dì e a salvare in tempo il padre dell’amata. Una trama non originalissima, mutuata da Wells e da un racconto di Mark Twain, che in Francia ha battuto ogni record d’incassi. E per quanto il doppiaggio sottragga al divertimento originale, il successo risulta incomprensibile. Un film baciato dalla sorte, ma che presso il nostro pubblico non ha sortito alcun effetto. La regia non ha ritmo sufficiente e i personaggi sono francamente poco simpatici.

Risultati immagini per L'Amore Fugge

Regia di François Truffaut. Un film con Marie-France PisierJean-Pierre LéaudClaude Jade, Julien Dubois, Daniel Mesguich. Titolo originale: L’amour en fuite. Genere Commedia – Francia1979durata 94 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 6 recensioni.

Antoine Doinel ha pubblicato il libro “Insalate d’amore” e ha una relazione con Sabine, commessa in un negozio di dischi. Intanto deve occuparsi del divorzio dalla moglie Christine. Accompagnando il figlio alla stazione incontra coleì che aveva corteggiato da giovane, Colette. Decide di saltare sul suo treno senza biglietto e di raccontarle le sue vicende amorose. Colette però avverte quanto Antoine sia autoreferenziale e lo allontana da sé il che lo spinge a tirare il freno a mano e scendere precipitosamente dalla vettura. Incontrerà successivamente colui che era stato un amante della madre di cui finalmente visiterà la tomba. Intanto Sabine ha deciso di chiudere con lui.
Il ciclo di Antoine Doinel giunge alla sua conclusione grazie a una suggestione che a Truffaut giunge da lontano: “Un giorno Henning Carslen mi raccontò una cosa interessante (…) Carlsen aveva ereditato un cinema che Carl Theodor Dreyer aveva gestito fino alla morte, il Dagmar Theater, a Copenaghen (…) e aveva proiettato tutto Doinel sotto forma di ciclo (…) C’erano giovani che avevano guardato tutto il giorno Doinel crescere, amare e invecchiare: è stato quando ho sentito questo racconto che mi è venuta voglia di fare un ultimo Doinel”. Truffaut non vuole ‘chiudere’ in modo banale il percorso e non rinuncia a pensare al pubblico. Quindi si impegna in una rivisitazione dei film precedenti senza però abbandonare a se stesso l’eventuale spettatore che non li ricordasse o che addirittura non li avesse visti, L’alter ego di Truffaut resta identico a se stesso. Invecchia ma sembra fare fatica a maturare sul piano dei sentimenti.

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Photobucket Pictures, Images and PhotosUn film di Jean Renoir. Con Michel Simon, Alexandre Rignault, Henri Guisol Titolo originale La chienne. Drammatico, b/n durata 100′ min. – Francia 1931. MYMONETRO La cagna [1] * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il cassiere Legrand, sposato a una megera, si fa ladro per amore di una prostituta e la uccide, dopo averla trovata fra le braccia del suo lenone che viene processato al suo posto. Diventato barbone, Legrand incontra il primo marito della moglie, intanto defunta, e con lui va a far baldoria grazie alla vendita di un suo autoritratto. Tratto da un romanzo di Georges de la Fouchardière (e dal copione teatrale di André Mouézy-Eon), è il 1° film sonoro di J. Renoir e il suo 1° capolavoro per la felice miscela di naturalismo sordido, lucido realismo psicologico, acre umorismo sardonico, bellezza figurativa, uso funzionale del suono. Grande prova di M. Simon in altalena tra dramma e grottesco. Rifatto da Fritz Lang con La strada scarlatta (1945)

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Locandina italiana L'impero dei LupiUn film di Chris Nahon. Con Jean Reno, Arly Jover, Jocelyn Quivrin, Laura Morante, Philippe Bas. Titolo originale L’empire des loups. Azione, durata 128 min. – Francia 2005. uscita venerdì 30 settembre 2005. MYMONETRO L’impero dei Lupi * * - - - valutazione media: 2,43 su 24 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
La prima informazione utile per lo spettatore è che questo NON è il seguito de Il Patto dei lupi, sgangherata ma divertente pellicola di qualche anno fa. Altra informazione utile è che questo L’Impero dei Lupi è altrettanto sgangherato ma meno divertente. Scritto da Jean-Christophe Grangé, autore dei due I Fiumi di Porpora e di Vidocq, L’impero dei lupi è il classico thriller/action/horror in salsa transalpina, che nulla aggiunge e nulla toglie alla pluralità di generi cui appartiene. La regia di Chris Nahon è tutto sommato valida, il ritmo ed il montaggio serrati, ma la storia pecca di credibilità e pathos, ricorrendo troppo spesso a soluzioni grandguignolesche per distrarre il pubblico da carenze gravi riscontrabili sia in sede di dialoghi (banali) che di sceneggiatura (poco credibile). Il cinema francese dà il peggio di sé quando cerca di imitare Hollywood e non riesce nemmeno ad ottenere gli stessi, scarsi, risultati: le scene action tendono ad essere davvero troppo “finte” e coreografate e la disamina del mondo dell’immigrazione clandestina è troppo superficiale e frettolosa.
A salvare il film dalla totale insufficienza ci sono le performances dei tre protagonisti, in modi diversi, tutte positive: Reno è oramai “lo sbirro” per antonomasia, ma è sempre gradevole a vedersi, la Morante, dotata di indiscusso fascino, per una volta non è in lacrime, ma volitiva e tenace, e Arly Jover rappresenta una piacevole sorpresa di cui sentiremo ancora parlare. Film di genere, come il cinema italiano non sa o non vuole più fare da anni, è consigliabile solo per una serata di intrattenimento “a cervello spento”.

Risultati immagini per il fiume 1951Un film di Jean Renoir. Con Adrienne Corri, Esmond Knight, Thomas Breen Titolo originale The River. Drammatico, durata 95′ min. – Gran Bretagna 1951. MYMONETRO Il fiume [1] * * * - - valutazione media: 3,25 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nel Bengala, sulle rive del Gange, due ragazze inglesi s’innamorano di un ufficiale americano, mutilato di guerra, che, piuttosto di scegliere, se ne va. La vita continua. 1° film a colori (fotografia del fratello Claude) di Renoir e opera di transizione dal realismo sociale alla ricerca di narrazione “classica”. Ingiustamente rimproverato di essere un documentario lirico mancato e di mancata critica al colonialismo, è una favola esotica (il romanzo della scrittrice Rumer Godden da cui è tratto risulta poco più di un pretesto) sul rapporto tra uomo e natura nel quadro di un panteismo pagano intinto di misticismo orientale. Ampio e solenne, chiede allo spettatore adesione contemplativa più che coinvolgimento emotivo. Vi lavorò come assistente il futuro grande regista Satyajit Ray.

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Risultati immagini per La mia Droga si chiama Julie

Regia di François Truffaut. Un film Da vedere 1969 con Jean-Paul BelmondoCatherine DeneuveNelly BorgeaudMartine FerrièreMarcel Berbert.Cast completo Titolo originale: La sirène du Mississippi. Genere Drammatico – FranciaItalia1969durata 120 minuti. – MYmonetro 3,17 su 14 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Coltivatore di tabacco sull’isola di Reunion, Louis Mahé (Jean-Paul Belmondo) è un giovane che non sa nulla delle vicende della vita e dell’amore. Una volta conosciuta la bella Julie (Catherine Deneuve) tramite un annuncio su un giornale e dopo una fitta corrispondenza, i due decidono di sposarsi.
Il giorno del fatidico incontro, però, all’appuntamento si presenta una Julie diversa, più bella, più affascinante, cui Louis non sa resistere. Dopo un’iniziale idilliaca convivenza, appena segnata da qualche piccola perplessità che ogni tanto turba il sentimento puro di Louis, Julie finirà per rivelarsi una persona diversa. 
Tratto dal romanzo “La sirène du Mississipi” di William Irish (edito in Italia con il titolo di Vertigine senza fine) e preannunciato nel film precedente, Baci rubati, quando Jean-Pierre Léaud tiene in mano una copia di questo libro, Truffaut realizza un giallo che strizza l’occhio alle atmosfere e alle figure hitchockiane e omaggia Jean Renoir (cui il film è dedicato) citando nella sequenza iniziale La Marsigliese
La mia droga si chiama Julie è un film sulla conoscenza della realtà attraverso l’amore. Una realtà che per il sognatore Louis si rivela più dura di quanto avesse immaginato e per Julie una piacevole scoperta di un sentimento che forse non avrebbe mai pensato di poter provare. Ma i due, per poter vivere la loro storia d’amore, devono lasciarsi alle spalle le loro vite precedenti, fatta di falsità e abitudini piccolo- borghesi per Louis, di truffe e bugie per Louis/Marion. 
Un giallo ottimamente costruito nella prima mezz’ora in cui gli indizi e i dettagli si accumulano fin dal momento in cui Luis/Marion, vera e propria Sirena che ammalia l’ingenuo Louis, scende dalla nave (la Mississipi) facendo insinuare il sospetto che dietro una relazione apparentemente perfetta si nasconda un mistero che aspetta soltanto di essere disvelato. Un giallo che perde di tensione quando, nella seconda parte, al mistero si sostituisce il bisogno l’uno dell’altra, il desiderio totalizzante di stare insieme, contro tutto e contro tutti, che finisce per trasformare il loro rapporto in una vera e propria vertigine senza fine.

Locandina Monuments MenUn film di George Clooney. Con George Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin. Titolo originale The Monuments Men. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 118 min. – USA, Germania 2014. – 20th Century Fox uscita giovedì 13 febbraio 2014. MYMONETRO Monuments Men * * 1/2 - - valutazione media: 2,54 su 54 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Mentre le forze alleate stanno sferrando il loro attacco alla Germania lo storico dell’arte Frank Stokes ottiene l’autorizzazione da Roosevelt in persona per mettere insieme un gruppo di esperti che cerchi di recuperare le opera d’arte che Hitler ha fatto portare via e nascondere in previsione della costruzione del mastodontico Museo del Fuhrer. In caso di sconfitta del Reich l’ordine è di distruggerle. Si viene così a creare una compagnia formata da due storici e un esperto d’arte, un architetto, uno scultore, un mercante, un pilota britannico e un soldato ebreo tedesco per le traduzioni. Escluso quest’ultimo i componenti del gruppo non hanno certo l’età dei combattenti ma la loro missione non è priva di pericoli.
Chi cerca in questo film il Clooney regista di Good Night, & Good Luck. e di Le Idi di marzo rimarrà deluso mentre chi ricorda l’acuto e divertito rivisitatore di generi di In amore niente regole avrà l’occasione per godere di un film che non si vuole limitare però alla ricostruzione filologica innervata da riferimenti alla realtà storica. Perché la memoria corre a Il treno di John Frankenheimer ma anche, per la struttura di un gruppo costituito da personalità molto diverse tra di loro, a film che hanno ne La grande fuga il loro vertice. Clooney però ha un obiettivo diverso in questi tempi di omologazione di massa: ci vuole ricordare il valore dell’arte come elemento che va oltre le generazioni ed alimenta la stessa esistenza di ognuno di noi. Anche di coloro che ne sono ignari. Per questo sorge il sospetto che alcuni interventi di Stokes (che in realtà era il conservatore di Harvard Gerorge Stout) risultino didascalici ma siano finalizzati a fornire qualche elemento di base a spettatori a cui la scuola non li ha offerti. La scuola americana in primis ma non solo se, come ci ricordano Lodoli e Piccioni in Il rosso e il bluci sono studenti che chiedono se Piero della Francesca fosse un uomo o una donna (e non è una battuta di sceneggiatura). La pattuglia di uomini inadatti alla guerra ma pronti a rischiare la vita per delle opere d’arte non è formata da attempati Indiana Jones (anche se non mancano i carrelli della miniera e la Madonna di Bruges e il polittico di Ghent prendono il posto dell’Arca dell’Alleanza). Sono uomini (e una donna bollata dal marchio del collaborazionismo) che Clooney ci presenta nella loro umanità pur non rinunciando a qualche stereotipizzazione di troppo.
L’onestà del regista e sceneggiatore emerge comunque sin dall’apertura quando Stokes mostra una diapositiva dell’Abbazia di Montecassino distrutta da un bombardamento. Che non fu opera dei nazisti ma delle forze alleate. In quel preciso momento riemergono nella mente le immagini del Museo Archeologico di Bagdad saccheggiato senza che nessuno degli occupanti facesse nulla per impedirlo. La storia si ripeteva. Film come questo ci invitano a riflettere. Non rinunciando allo spettacolo.

Locandina italiana ChefRegia di Daniel Cohen. Un film con Jean RenoMichaël YounRaphaëlle AgoguéJulien BoisselierSalomé StéveninCast completo Titolo originale: Comme un chef. Genere Commedia – FranciaSpagna2012durata 84 minuti. Uscita cinema venerdì 22 giugno 2012 distribuito da Videa – CDE. – MYmonetro 2,42 su 27 recensioni tra criticapubblico e dizionari.
Jacky è un cuoco dai gusti raffinatissimi costretto a misurarsi con taverne e bistrot parigini dove i clienti consumano solo cibo mordi e fuggi. Licenziato dall’ennesimo ristorante, trova un impiego come imbianchino in una casa di riposo per riuscire a sostenere le esigenze della compagna, incinta e prossima al parto. La sua attitudine per la nouvelle cuisine lo porta tuttavia a intromettersi continuamente nella cucina e nelle ricette per gli anziani, tanto da attirare l’attenzione di Alexandre Lagarde, famosissimo chef in crisi di ispirazione. Oppresso da un giovane imprenditore che minaccia di portargli via il suo ristorante, Lagarde offre a Jacky l’opportunità di lavorare al suo fianco per continuare a far brillare le stelle del suo gourmet. View full article »

Un film di John Frankenheimer. Con Burt Lancaster, Michel Simon, Jeanne Moreau, Paul Scofield Titolo originale The Train. Guerra, Ratings: Kids+13, b/n durata 140 min. – USA 1964. MYMONETRO Il treno * * * - - valutazione media: 3,43 su 14 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Nella Francia occupata dai nazisti, viaggia un treno che trasporta un tesoro in opere d’arte trafugato ai musei di Parigi. Il comandante tedesco è un raffinato esteta. Ma il macchinista è uno dei capi della Resistenza. Prima ostacola in ogni modo il viaggio, poi dirotta il treno fuori dal percorso prefissato. Finisce in un massacro: il comandante germanico fa una strage dei civili, ma il macchinista uccide lui a colpi di mitra. View full article »

Locandina italiana RollerballUn film di John McTiernan. Con Jean Reno, Chris Klein, LL Cool J, Rebecca Romijn-Stamos, Naveen Andrews.Fantascienza, Ratings: Kids+13, b/n durata 120 min. – USA 2002. MYMONETRORollerball * * - - - valutazione media: 2,03 su 14 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Il Rolleball è un insieme di pattinaggio, di football americano, di hockey e motociclismo. I “campioni” si affrontano come gladiatori, ogni colpo è permesso, molti ci lasciano la pelle. Siamo in un futuro in cui gli uomini sono riusciti a risolvere i loro problemi: non c’è più la fame, non ci sono più le guerre. Dunque occorre gestire, in un modo o nell’altro, l’aggressività. Remake di un film del 1975. View full article »

Locandina WasabiUn film di Gérard Krawczyk. Con Jean Reno, Carole Bouquet, Michel Muller, Ryoko Hirosue, Yoshi OidaAzione, durata 100′ min. – Francia, Giappone 2001. MYMONETRO Wasabi * * 1/2 - - valutazione media: 2,73 su 19 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Rude poliziotto francese torna in Giappone per il testamento dell’unica donna che abbia mai amato, agente anche lei, e scopre che gli ha lasciato in eredità una figlia adolescente fin troppo vivace e grintosa. Insieme a lei trova un sacco di guai lasciati in sospeso dalla defunta. Luc Besson firma la sceneggiatura, ma commette lo sbaglio di lasciare la regia a G. Krawczyk: il film non è riuscito, è un frenetico, rumoroso e troppo colorato, superficiale e inutile action movie, dove la non simpatica R. Hirosue fa da spalla a un J. Reno che ripete stancamente i suoi cliché di burbero dal cuore d’oro. Qualche momento divertente per i più giovani nella follia della sala-giochi. Wasabi è il piccante rafano verde giapponese che solitamente accompagna i piatti di sushi e sashimi. View full article »