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The Beatles: Get Back è una miniserie televisiva[1] documentario del 2021 diretta da Peter Jackson.

Il documentario sui The Beatles segue la creazione artistica dell’album Let It Be[2] e la pianificazione della prima esibizione dal vivo dopo tre anni.[3] Il documentario contiene il celebre concerto dei Beatles sul tetto.

Il montaggio finale mostra 21 giorni in studio di registrazione con i Beatles mentre questi stanno incidendo il loro prossimo album, unitamente al progetto di un concerto e di un film, e culmina con l’esibizione completa del celebre “rooftop concert” della durata di 42 minuti. Jackson ha descritto la serie “un documentario su un documentario”, ma anche un film più “duro” rispetto a Let It Be – Un giorno con i Beatles, poiché include anche eventi controversi come l’abbandono momentaneo del gruppo da parte di George Harrison, che non veniva mostrato nel precedente film. Con l’eccezione di specifiche inquadrature non reperibili altrimenti, la maggior parte del materiale che era stato presentato in Let It Be non è stato riutilizzato in Get Back, e la serie ricorre principalmente a filmati catturati da angolazioni di ripresa alternative nel caso di sequenze condivise tra i due lavori. Secondo Jackson, questa scelta è stata fatta per “non pestare i piedi a Let It Be in modo che sia ancora un film che ha una ragione di esistere”.

Ben Sisario del The New York Times ha sottolineato la scena di apertura della serie, tratta dal gennaio 1969, dove McCartney crea la canzone Get Back “dal nulla” mentre aspetta Lennon che è in ritardo. Secondo Sisario, l’unico obiettivo di Lennon nel progetto Get Back era “comunicare con il pubblico”; McCartney aveva chiesto alla band di “mostrare entusiasmo per il progetto o abbandonarlo”, e Harrison contemplava apertamente “un divorzio” (dai Beatles), mentre l’intera band era infastidita dalla presenza di Yoko Ono alle sessioni. In altre scene, Ringo Starr offre a Ono un pezzo di gomma da masticare, Linda McCartney e Ono sospirano mentre la band suona Let It Be, Harrison impressiona il resto del gruppo con una cover di un brano di Bob Dylan, McCartney reinterpreta Strawberry Fields Forever con il plauso di Lennon, e McCartney difende Yoko Ono mentre è triste per la fine della band.

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Il Signore degli Anelli (in inglese The Lord of the Rings) è una trilogia colossal fantasy co-prodotta, co-scritta e diretta del regista neozelandese Peter Jackson, basata sull’omonimo romanzo scritto da J. R. R. Tolkien. La saga è formata da Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello (2001), Il Signore degli Anelli – Le due torri (2002) e Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re (2003).

Considerato uno dei progetti più grandi e ambiziosi mai intrapresi nella storia del cinema, ha richiesto un budget complessivo di 281 milioni di dollari e otto anni di lavoro per essere realizzato per intero; le riprese di tutti e tre i film sono state girate simultaneamente e interamente in Nuova Zelanda, paese natale di Peter Jackson.[1][2] Ogni film della serie ha avuto anche edizioni speciali estese rilasciate in DVD un anno dopo l’uscita dei film nelle sale.

Ambientati nel mondo immaginario della Terra di Mezzo, i tre film seguono l’avventura degli hobbit Frodo Baggins (Elijah Wood) e Samvise Gamgee (Sean Astin) impegnati in una difficile missione per distruggere l’Unico Anello e quindi garantire l’annientamento del suo creatore, l’Oscuro Signore Sauron (Sala Baker). I due piccoli hobbit, saranno accompagnati a Mordor, nel Monte Fato (dove dovrà essere distrutto l’Anello) dalla creatura Gollum (Andy Serkis), un tempo portatrice dell’Unico Anello. Nel frattempo Aragorn (Viggo Mortensen), l’erede in esilio al trono di GondorGandalf (Ian McKellen), Legolas (Orlando Bloom) e Gimli (John Rhys-Davies) dovranno unire e mobilitare i popoli Liberi della Terra di mezzo nella guerra contro gli eserciti di Sauron.