Category: Ming-liang Tsai


Regia di Tsai Ming-liang. Un film Da vedere 2013 con Lee Kang-ShengLu Yi-ChingYi-cheng LeeYi-chieh LeeChen Shiang-Chyi. Titolo originale: Jiaoyou. Genere Drammatico – FranciaCina2013durata 138 minuti. – MYmonetro 3,46 su 2 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Un uomo, una donna, due figli e le loro difficoltà economiche. Dormono dove capita, si lavano nei bagni pubblici, vivono come possono, ai margini della metropoli di Taipei.
Sempre più rarefatto, tanto nella frequenza delle sue opere che nella successione di avvenimenti all’interno delle opere stesse, Tsai Ming-liang muta con il mutare dello Zeitgeist. Inevitabile, forse, ma uno dei registi-chiave del passaggio di millennio può permettersi di togliere le briglie residue della propria poetica e lasciarsi andare alla libertà dell’astrazione, come se dalla provocazione delle bandiere invertite di Johns si passasse alle bicromie imperscrutabili di Rothko. Il cinema del regista taiwanese era iniziato sotto le luci al neon di Rebels of the Neon God o nella sessualità scandalosa de Il fiume: oggi, benché ancora contraddistinto dal volto di Lee Kang-shek e da un inconfondibile e ineguagliabile gusto per l’inquadratura perfetta e per i silenzi di Antonioni, Tsai è quasi irriconoscibile. Il regista si spoglia di ogni orpello e di ogni riferimento esterno: niente più strizzate d’occhio al musical (The Hole), alla cinefilia (Goodbye Dragon Inn), alla nouvelle vague (Che ora è laggiù?) o al porno (Il gusto dell’anguria). Cinema come inevitabilità della messa in scena, autosufficiente e incontaminato. Stanco del cinema a parole, Tsai ne è più che mai posseduto nei fatti. Forse
Stray Dogs è l’epilogo e l’atto definitivo di una carriera, forse il suo film più libero e puro nella matta disperazione con cui racconta la Ferocia della miseria, di una vita ai margini che spegne lentamente ogni residuo di umanità.

 Stray Dogs
(2013) on IMDb

Un film di Tsai Ming-liang. Con Lee Kang Sheng, Yang Kuei-Mei, Chenchao-Jung Titolo originale Aiqing wansui. Commedia, durata 116′ min. – Taiwan 1994. MYMONETRO Vive l’amour * * 1/2 - - valutazione media: 2,50 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

A Taipei (Taiwan) una giovane agente immobiliare usa un appartamento sfitto per i suoi incontri di sesso con un amico venditore ambulante, incontri spiati da un venditore di loculi, omosessuale represso. 2° film del malese T. Ming-Liang, inopinatamente premiato a Venezia 1994 con il Leone d’oro ex aequo con Prima della pioggia del macedone Manchewski, dopo aver spaccato in due il fronte dei critici. Elogiato dagli uni perché coglie emozioni impercettibili e indicibili e mette in immagini con cristallina disperazione la storia di solitudini parallele nel grigio squallore metropolitano, è detestato da chi lo trova sdogato, cerebrale, “tediocre” (mediocre e tedioso) nel suo insistere sulle inquadrature ferme e sui tempi morti.

 Vive l'amour
(1994) on IMDb

Regia di Tsai Ming-liang. Un film con Chenchao-JungJen Chang-binLee Kang-ShengLu Yi-ChingTien MiaoYu-Wen Wang. Titolo originale: Qing shao nian nuo zha. Genere Drammatico – Taiwan1992durata 106 minuti.

I quattro protagonisti vagano senza meta in una metropoli fredda e popolata di luci anche a notte fonda. Due si arrangiano con piccoli furti, mentre un terzo, Hsiao Kang, scivola inesorabilmente verso un rifiuto senza ritorno della società. Fa da contorno un personaggio femminile che ha come unica funzione quella di stigmatizzare l’incapacità di costruirsi un rapporto con uno dei due teppistelli; come a voler ammettere che quello in cui vivono è un mondo vuoto, insensibile.

 Qing shao nian nuo zha
(1992) on IMDb

Regia di Tsai Ming-liang. Un film con Lee Kang-ShengTien MiaoHu Hsiao-ling. Titolo originale: He Liu. Genere Drammatico, – Taiwan1996durata 115 minuti. Uscita cinema venerdì 16 maggio 1997 distribuito da Lucky Red. Valutazione: 2 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Radiografia di un malessere esistenziale che in un giovane nullafacente di Taipei si manifesta in forma di dolore e di una malattia del corpo, sintomo del deserto d’amore familiare in cui vive. Scena culminante e tremenda: il commercio sessuale tra padre e figlio inconsapevoli in una sauna per uomini soli (e gay). 3° film di un regista taiwanese, premiato con l’Orso d’argento a Berlino 1997, che punta sugli abituali temi della solitudine e della incomunicabilità, una narrazione ellittica, un metaforico microrealismo.

 Il fiume
(1997) on IMDb

Regia di Tsai Ming-liang. Un film con Lee Kang-ShengTien MiaoYang Kuei-MeiTong Hsiang-ChuLin Hui-ChinHsiang-Chu Tong. Titolo originale: The Hole. Genere Drammatico – TaiwanFrancia1998durata 93 minuti. – MYmonetro 3,40 su 2 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Mancano sette giorni al 2000. A Taiwan, dove piove a cielo rotto in continuazione, si diffonde un’epidemia misteriosa. I malati si comportano come scarafaggi. In un grande edificio – dove per intero si svolge la vicenda – un ragazzo e una ragazza non lasciano le loro abitazioni. Nell’appartamento sovrastante lui spia lei attraverso un buco, lasciato aperto da un idraulico. Quando lei s’ammala, attraverso il pertugio lui si allunga a porgerle un bicchiere d’acqua. Poi si tende, lei si aggrappa e viene tirata su. Non sono più soli. “Metafora sulla solitudine e sull’inquinamento terminale del mondo” (L. Tornabuoni), il 4° film del quarantenne e premiatissimo regista cinese è quasi muto, cupo, narrato in cadenze lente e ossessive, sostenute da una radicalità di sguardo che qui, grazie al supporto narrativo, si libera quasi completamente del suo decadentismo estetizzante. Realizzato per una serie TV ( Il 2000 visto da … ), il film durava in origine 58 minuti. Con un espediente produttivo che è diventato un originale e sagace contrappunto espressivo, le desolate ore vuote dei due personaggi sono intervallate da una mezza dozzina di luccicanti videoclip cantati e danzati alla maniera del musical americano. I 2 interpreti sono i protagonisti di Vive l’amour (1994).

 The hole - Il buco
(1998) on IMDb

Regia di Tsai Ming-liang. Un film Da vedere 2004 con Lee Kang-ShengChen Shiang-ChyiLu Yi-Ching. Titolo originale: Tian Bian Yi Duo Yun – The Wayward Cloud. Genere Drammatico, – TaiwanCinaFrancia2004durata 112 minuti. Uscita cinema venerdì 25 novembre 2005 distribuito da Bim Distribuzione. – MYmonetro 2,90 su 10 recensioni tra criticapubblico e dizionari. VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI

La giovane protagonista di Che ora è laggiù? (2001) torna da Parigi a Taipei, afflitta da una grave siccità, e incontra per caso il venditore d’orologi, suo ex innamorato, che per campare fa l’attore di pornofilm. Con lui ha un rapporto passionale, ma senza sesso, esclusa la fulminea fellatio conclusiva. Si comincia con un lungo e grottesco coito per interposta anguria, fonte del titolo italiano (BIM), che entrerà sicuramente in una futura antologia del cinerotismo. Coerente al suo passato, il malese e prolifico Ming-liang (un film all’anno in media) non perde tempo nel dare una struttura al racconto. Bifronte e ibrido, il film dovrebbe interessare a chi sostiene che nelle belle arti, specialmente audiovisive, il sesso dovrebbe essere comico o tragico, o far ridere o far tremare. Qui sconvolge, disgusta, respinge. Non a caso quasi tutte le scene erotiche spinte avvengono durante le artigianali riprese ravvicinate in pornovideo. Il regista prende le distanze dalla materia, alleggerendo la tetraggine lenta e muta delle scene realistiche con 7 siparietti musicali cantati e danzati di esibito gusto Kitsch o camp tra cui spiccano l’irriverente danza a struscio sul monumento di Chang Kai-shek, padre della patria, quella con gli ombrelli ad anguria e quella dell’orinatoio tra festoni di carta igienica che, insieme con le bottiglie di plastica, sono due ossessivi Leitmotiv plastici. Raro divieto ai minori di 18 anni in Italia.

 Il gusto dell'anguria
(2005) on IMDb
VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI

Regia di Tsai Ming-liang. Un film con Mathieu AmalricJeanne MoreauLaetitia CastaFanny ArdantJean-Pierre LéaudCast completo Titolo originale: Visages. Genere Drammatico – TaiwanFranciaBelgio2009durata 138 minuti. – MYmonetro 2,50 su 2 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Un regista di Taiwan sta per girare la storia di Salomè all’interno del Museo del Louvre. Non conosce le lingue ma vuole assolutamente che il ruolo di Erode venga assunto dall’attore Jean-Pierre Léaud. Perché il film possa trovare una distribuzione la produzione affida il ruolo di Salomè a una nota top model. I problemi però aumentano quando la madre del regista muore. La produttrice deve volare a Taipei per i funerali mentre il regista cade in un sonno profondo in cui lo spirito materno sembra non voler abbandonare l’appartamento in cui la donna ha vissuto. Alla produttrice non resta che attendere che il film riparta mentre i protagonisti si aggirano nei sotterranei del Museo.

 Visage
(2009) on IMDb

Regia di Tsai Ming-liang. Un film Da vedere 2006 con Chen Shiang-ChyiLee Kang-ShengAtun NormanPearlly Chua. Titolo originale: Hei yanquan. Genere Drammatico, – TaiwanFranciaAustriaMalesiaCina2006durata 115 minuti. distribuito da MYMOVIESLIVE!. – MYmonetro 3,02 su 10 recensioni tra criticapubblico e dizionari


Cantore della solitudine urbana, con I don’t want to sleep alone, Tsai Ming-Liang costruisce un’opera densa e inquietante.
Girato a Kuala Lumpur, in Malesia, paese d’origine del regista, il film segue le traiettorie dei suoi personaggi: un senza tetto cinese pestato a sangue, ospitato da un lavoratore del Bangladesh, e una cameriera di un coffee shop. Privati di qualsiasi caratterizzazione psicologica, i protagonisti si muovono in uno spazio urbano indefinito e sospeso, lasciandosi trascinare in un’esistenza anonima e incolore, ribelli donchisciotteschi di una società postmoderna, malsana e contaminata: il loro grido è muto e disperato, almeno quanto lo sono gli spazi nei quali si muovono.

 Hei yan quan
(2006) on IMDb

Regia di Tsai Ming-liang. Un film Da vedere 2003 con Karena Lam Ka-Yan. Genere Drammatico – Taiwan2003durata 82 minuti. – MYmonetro 3,17 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Ultima fatica di Tsai Ming-Liang, Goodbye Dragon Inn e un omaggio al cinema e, prima ancora, ai luoghi dove il cinema si consuma e si condivide. L’intero film si svolge all’interno di una sala che sta per chiudere definitivamente. Gli spettatori, poco piu’ che fantasmi, assistono alla proiezione di un kolossal degli anni sessanta, Dragon Inn. Mentre sullo schermo corrono veloci le sequenze di questo film d’azione, la sala si popola di fantasmi, di personaggi pirandellianamente in cerca del loro autore, che vagano lungo gli sterminati corridoi.
Cultore di sequenze elegantemente confezionate, in cui per la maggior parte del tempo la presenza degli attori e’ fisicita’ pura, senza alcun dialogo – tanto la scrittura di Tsai riesce visivamente a caricare di senso il film -, il regista restituisce la consapevolezza struggente dell’unicita di un momento.
Sospeso in una dimensione atemporale, in un cui non mancano momenti di humour, Goodbye Dragon Inn si chiude lasciando allo spettatore, quella stessa sensazione di smarrimento ed amarezza che sembrano provare i suoi personaggi.

 Goodbye, Dragon Inn
(2003) on IMDb

Regia di Tsai Ming-liang. Un film con Cecilia YipChen Shiang-ChyiLee Kang-ShengLu Yi-ChingTien MiaoJean-Pierre Léaud. Titolo originale: Ni nei pien chi tien. Genere Drammatico – Francia2001durata 116 minuti. – MYmonetro 3,00 su 2 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

A Taipei s’incontrano un venditore ambulante di orologi, colpito dalla morte del padre, e una ragazza in partenza per Parigi. Lui le vende un orologio e s’innamora, ma lei, lontana e sola, non lo sa. Oltre ai temi di T. Ming-Liang (solitudine, incomunicabilità, sconfitta dei sentimenti, scarti fisiologici, malessere) questo film – che dipana con liturgica lentezza situazioni e personaggi più che una vera storia – punta sul binomio ossessivo del lutto (vuoto, assenza) e del tempo, contrassegnato dalla sfilata di orologi di ogni forma e dimensione. Con un’importante novità: una brezza di umorismo in sordina che permea anche l’omaggio a F. Truffaut e ai I 400 colpi e sgrava la tristezza di fondo. Ellittico, ma sempre leggibile. Cinepresa ferma su inquadrature di straordinaria bellezza compositiva. “Sembra a volte obbedire a una specie di aritmetica sacra.” (Bênoit Delhomme, direttore della fotografia). Presentato a Cannes 2001. Titolo francese: Et là-bas quelle heure est-il? .

 Che ora è laggiù?
(2001) on IMDb