Category: Sudafrica


Regia di Pascal Plisson. Un film Da vedere 2013 Titolo originale: Sur le chemin de l’école. Genere Documentario, – FranciaCinaSudafricaBrasileColombia2013durata 75 minuti. Uscita cinema giovedì 26 settembre 2013 distribuito da Academy Two. – MYmonetro 3,14 su 7 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

4 ragazzini dai 4 angoli del mondo – Jackson in Kenya, Zahira in Marocco, Carlos in Argentina e Samuel in India – devono affrontare un lungo cammino per raggiungere le rispettive scuole. Ore e chilometri macinati a piedi, a cavallo, sulla sedia a rotelle nella speranza di raggiungere un futuro migliore. Plisson documenta la partenza da casa e i percorsi per arrivare a scuola, lo fa con attenzione, empatia e ottimismo. Aggiunge solo qualche drammatizzazione naturale (l’insidia degli elefanti), o accidentale (la foratura di una gomma), che non intaccano l’intensità di fondo. Distribuito da Academy 2.

 Vado a scuola
(2013) on IMDb

Regia di Mark Dornford-May. Un film con Pauline MalefaneAndile TshoniZweilungile SidloyiLungelwa BlouAndiswa Kedama. Genere Musicale – Sudafrica2005durata 120 minuti. Uscita cinema venerdì 13 gennaio 2006 – MYmonetro 2,94 su 10 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Versione filmata di uno spettacolo di grande successo in idioma Xhosa messo in scena dalla compagnia Dimpho Di Kopane (“talenti combinati”), fondata a Città del Capo nel 2000 dal regista e dal direttore d’orchestra Charles Hazlewood. La musica di G. Bizet è arrangiata e mescolata con canzoni popolari sudafricane. Sceneggiata dal regista con 2 attrici-cantanti (Kedama, Malefane), la storia segue quella del libretto con varianti. Manca ovviamente la corrida, dunque il personaggio di Escamillo (ma viene ucciso un toro); don José si chiama Jongi e fa il poliziotto; i contrabbandieri del 3° atto spacciano droga in pillole. Fotografia (Giulio Biccari) di stile semidocumentaristico con cineprese super16 leggere. Girato a Seville, quartiere della township (baraccopoli abitata da neri) Khayelitsha con la partecipazione di 1000 comparse. Carmen è Malefane, mezzosoprano dai primi piani intensi e dalle curve ridondanti che sarebbe piaciuta a Fellini, ma anche i cantanti maschi che sbavano per lei hanno la panza (i canoni occidentali in voga oggi di una bellezza corporea dalle linee sdutte non sono universali…). Della fatale protagonista si sottolinea l’assillo di libertà. Lo sfondo realistico della township ha forza e senso nella 1ª parte, ma nella 2ª si stempera in una prolissità ripetitiva. Belle invenzioni audiovisive (la sequenza notturna dei contrabbandieri, il finale), ma la regia appare insicura nel passaggio dal palcoscenico alla realtà del contesto. Inatteso Orso d’oro a Berlino 2005.

Locandina italiana Il suo nome è Tsotsi

Un film di Gavin Hood. Con Presley Chweneyagae, Mothusi Magano, Israel Makoe, Percy Matsemela, Jerry Mofokeng Titolo originale Tsotsi. Drammatico, durata 91 min. – Gran Bretagna, Sudafrica 2005. uscita venerdì 3 marzo 2006. MYMONETRO Il suo nome è Tsotsi * * * - - valutazione media: 3,23 su 26 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

“Tsotsi” significa “bandito” nel linguaggio di strada nella periferia di Johannesburg. Tsotsi è il soprannome di un ragazzo di 19 anni che ha rimosso ogni ricordo del suo passato, compreso il suo vero nome. Tsotsi conduce una vita all’insegna della violenza; riempie di botte un compagno della sua gang perché gli fa troppe domande, ruba un’automobile, ferendo la donna che la guidava, ma scopre sul sedile posteriore la presenza di un neonato. A modo suo Tsotsi incomincerà a prendersi cura di lui. Il film è tratto da un romanzo – ambientato negli anni ’50 – di formazione dello scrittore e drammaturgo Athol Fugard. La storia è stata trasposta nell’attualità perché i temi affrontati sono universali e senza tempo: la consapevolezza di sé e la redenzione. Lo stile è quello di un thriller psicologico in cui il protagonista sarà costretto a confrontarsi con la propria natura aggressiva e ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Gli attori parlano il linguaggio-slangs delle strade di Soweto; il mondo di Tsotsi è un mondo di contrasti: baracche/grattacieli, ricchezza/povertà, rabbia/dolore. I personaggi – o meglio, i ragazzi – hanno un’anima duplice: dietro alla corazza di rabbia e violenza si cela la loro umanità, il loro grido di aiuto, di attenzione e di rispetto. Quello vero.

Canada, Sudafrica, Germania 2009 Genere: Drammatico durata 98′ Regia di Uwe Boll

Con Kristanna Loken, Billy Zane, Edward Furlong, David O’Hara, Noah Danby, Matt Frewer, Hakeem Kae-Kazim, Sammy Sheik, Maggie Benedict… View full article »

Locandina Hotel RwandaUn film di Terry George. Con Don Cheadle, Sophie Okonedo, Nick Nolte, Joaquin Phoenix, Roberto Citran. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 121 min. – Canada, Gran Bretagna, Italia, Sudafrica 2004. uscita venerdì 11 marzo 2005. MYMONETRO Hotel Rwanda * * * - - valutazione media: 3,44 su 32 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Ogni tanto il cinema si assume il compito di ricordarci che ci sono genocidi per cui i “difensori della liberta e della democrazia” si indignano e dispiegano le loro forze ed altri in cui lasciano fare voltandosi dall’altra parte. Perche’? Ognuno puo’ trovare da se’ la risposta. Il fatto pero’ resta. Incontrovertibile. In Ruanda,all’inizio degli anni ’90, un milione di Tutsi e’ stato letteralmente massacrato dai rivali Hutu senza che la comunita’ internazionale facesse nulla, se non lasciare a poche forze dell’Onu il compito di un’interdizione di scarsa efficacia. Questa co-produzione anglo/italo/sudafricana (tra gli interpreti il nostro Citran, Nick Nolte e un non accreditato Jean Reno) ce lo ricorda con le forme proprie del cinema spettacolare. Non si fa polemica in “Hotel Rwanda” ma si parla alla coscienza degli spettatori grazie alle vicende di uno ‘Schindler’ africano. Paul Rusebagina, un africano direttore di un Hotel della catena Sabena, riusci’ a salvare piu’ di 1200 persone grazie al coraggio personale e a un altruismo che gli impediva di veder morire la gente senza far nulla. Il film non edulcora la situazione ne’ fa del protagonista un santo. Ci racconta, molto semplicemente, una storia che la nostra coscienza e i nostri media hanno cancellato probabilmente perche’ “non interessante”. Gia’ questo dovrebbe fornirci materia di riflessione sulla cosiddetta “informazione”. View full article »