
Regia di Sergio Corbucci. Un film con Laura Antonelli, Jerry Calà, Eleonora Brigliadori, Andrea Roncato, Paolo Villaggio. Titolo originale: Rimini Rimini. Genere: Commedia, Farsesco. Paese: Italia. Anno: 1987. Durata: 114 min. Consigliato a: Da 14 anni. Valutazione IMDb: 5,6.
La pellicola è un affresco corale, suddiviso in episodi non esplicitamente separati, ambientato sulla riviera romagnola, precisamente a Rimini, durante la stagione estiva. Il film ruota attorno alle vicissitudini di diversi personaggi alle prese con le tentazioni, gli equivoci e le avventure tipiche del clima vacanziero. Tra i protagonisti si contano un integerrimo pretore in vacanza (Paolo Villaggio) irretito da una seducente ‘mangiauomini’, un affarista (Jerry Calà) che ingaggia una prostituta per chiudere un affare con un ingegnere, e una macellaia vedova (Laura Antonelli) tormentata dai suoi fratelli iperprotettivi e corteggiata da un sedicente latin lover (Maurizio Micheli).
Il film è un tipico esempio di “commedia balneare” degli anni ’80, che prosegue e in parte esaspera la tradizione della commedia sexy all’italiana, virando verso il farsesco. I temi centrali sono la libidine estiva, l’adulterio, l’imbroglio e la satira di costume, rappresentando in modo stereotipato la spensieratezza e la trasgressione del periodo vacanziero romagnolo. La regia di Corbucci è funzionale al prodotto, improntata a un ritmo serrato e a una messa in scena che privilegia l’immediatezza della battuta e della situazione comica, spesso a scapito della cura formale. Le interpretazioni sono affidate a un nutrito cast di attori noti del cinema comico-brillante dell’epoca, con Villaggio e Micheli che offrono alcune delle performance più efficaci. Sebbene privo di particolari innovazioni stilistiche, il film ha avuto un notevole impatto popolare, consolidando l’immagine di Rimini come meta del divertimento sfrenato e diventando un cult minore della commedia di consumo italiana. La critica ne ha spesso sottolineato la superficialità e la comicità talvolta grossolana, ma è innegabile il suo valore come specchio di un certo immaginario collettivo dell’Italia di fine anni ’80.
















