Category: Iran


Regia di Mania Akbari. Un film con Mania Akbari, Bijan Daneshmand. Titolo originale: 20 Angosht. Genere: Drammatico. Paese: Iran, Gran Bretagna. Anno: 2004. Durata: 72 min. Consigliato a: da 16 anni. Valutazione IMDb: 6.9.

Il film è una serie di sette cortometraggi o vignette girate in piano sequenza con una videocamera digitale, che documentano altrettante conversazioni tra una coppia (o forse diverse coppie) in diversi luoghi e situazioni nella moderna Teheran. Ogni segmento è un intenso dialogo che esplora le dinamiche di potere, le incomprensioni e i conflitti interni ed esterni che affliggono la relazione uomo-donna nella società iraniana contemporanea. Le conversazioni, spesso accese e intime, toccano temi delicati come il divorzio, l’indipendenza femminile, la libertà sessuale e le pressioni sociali, offrendo uno sguardo crudo sulla vita privata in un contesto culturale rigido.

Opera di una regista e attrice coraggiosa e provocatoria, 20 Dita è un film di grande importanza storica e culturale, che ha vinto il Premio per il Miglior Film Digitale al Festival di Venezia nel 2004. La Akbari, nota per il suo precedente ruolo in Dieci di Abbas Kiarostami, ne riprende la struttura minimalista ma la carica di una critica sociale più diretta e militante, soprattutto sulla condizione femminile. La regia è audace, basata su lunghe inquadrature fisse e sull’uso essenziale del digitale che amplifica la sensazione di un’osservazione quasi documentaristica. L’interpretazione della Akbari e del co-protagonista Bijan Daneshmand è intensa e convincente, capace di sostenere la forza drammatica dei dialoghi. È un’opera non facile, ma essenziale per comprendere le sfide della modernità in Iran.

Regia di Bahman Ghobadi. Un film con Ayoub Ahmadi, Nezhad Ekhtiar-Dini, Amaneh Ekhtiar-Dini, Madi Ekhtiar-Dini, Rojin Younessi. Titolo originale: Zamani barayé masti asbha. Genere: Drammatico. Paese: Iran, Francia. Anno: 2000. Durata: 80 min. Consigliato a: Da 14 anni. Valutazione IMDb: 7.3/10.

Nel Kurdistan iraniano, al confine con l’Iraq, una famiglia di cinque fratelli curdi orfani lotta per la sopravvivenza in un ambiente ostile e invernale. Il dodicenne Ayoub, il fratello maggiore, è costretto a diventare il capofamiglia e si cimenta nel rischioso contrabbando attraverso le montagne. Il suo obiettivo primario è quello di racimolare il denaro necessario per una costosa e urgente operazione chirurgica per il fratello minore Madi, affetto da una grave malformazione congenita. La loro esistenza è una quotidiana battaglia contro il gelo, la povertà e il cinismo degli adulti, in un’area dilaniata dai conflitti e dalle difficoltà economiche.

Opera prima del regista curdo-iraniano Bahman Ghobadi, vincitrice della Caméra d’Or al Festival di Cannes, “Il tempo dei cavalli ubriachi” è un caposaldo del neorealismo contemporaneo. Il film affronta senza filtri il tema della sopravvivenza infantile in un contesto di estrema marginalità e il peso insostenibile delle responsabilità adulte gravanti sulle spalle dei bambini, oltre alla tenace forza dei legami familiari. La regia di Ghobadi è caratterizzata da uno stile crudo, quasi documentaristico, che utilizza attori non professionisti e i luoghi reali del Kurdistan per conferire alla narrazione un’autenticità dolorosa. L’innovazione stilistica risiede proprio in questo rigore formale e nella capacità di evitare ogni compiacimento melodrammatico, mostrando la fatica fisica ed emotiva dei personaggi con una lucidità implacabile. La fotografia, dominata da paesaggi nevosi e desolati, amplifica il senso di isolamento. Il titolo stesso allude all’uso di alcol per spingere i muli e i cavalli a sopportare il gelo e i carichi onerosi, una potente metafora della disperazione che permea la vita in quelle terre. Per la sua intensità, il suo coraggio e il suo impatto umanitario, il film è considerato un’opera fondamentale per comprendere la condizione del popolo curdo e il cinema iraniano di denuncia.

Regia di Ali Asgari. Un film con Sadaf Asgari, Ghazal Shojaei, Amirreza Ranjbaran, Nahal Dashti, Babak Karimi. Titolo originale: Tā fardā. Genere: Drammatico. Paese: Iran, Francia, Qatar. Anno: 2022. Durata: 86 min. Consigliato a: Per un pubblico maturo, per i temi di critica sociale e le restrizioni culturali. Valutazione IMDb: 6.7.

A Teheran, la giovane Fereshteh, studentessa e lavoratrice, vive nascondendo un segreto: una bambina di due mesi, nata al di fuori del matrimonio e per la quale non può richiedere i documenti in assenza del padre. Quando i suoi genitori le annunciano una visita inattesa, Fereshteh e la sua amica Atefeh si lanciano in una frenetica odissea notturna attraverso la città, cercando disperatamente un luogo sicuro dove nascondere la neonata per poche ore. La loro ricerca le mette di fronte all’ipocrisia e alla paura di una società rigida e patriarcale.

Questo film è un potente ritratto della difficile condizione femminile nell’Iran contemporaneo e delle estreme restrizioni imposte dalla teocrazia sul corpo e sulla vita delle donne. Il regista Ali Asgari utilizza il format del dramma urbano, quasi un thriller psicologico ambientato in una singola giornata, per mettere in luce l’isolamento e la mancanza di supporto che una ragazza madre deve affrontare. La regia è essenziale e claustrofobica, enfatizzando l’ansia e l’urgenza della protagonista, interpretata in modo eccezionale da Sadaf Asgari. L’opera si distingue per il suo crudo realismo e la sua funzione di aperta denuncia sociale, diventando un importante contributo al cinema iraniano contemporaneo che critica apertamente l’autoritarismo e l’ipocrisia morale, risuonando con l’attualità politica e l’attivismo per i diritti delle donne.

Regia di Mohammad Rasoulof. Un film con Soheila Golestani, Missagh Zareh, Mahsa Rostami, Setareh Maleki, Niousha Akhshi. Titolo originale: The Seed of the Sacred Fig. Genere: Drammatico, Poliziesco, Thriller. Paese: Iran, Francia, Germania. Anno: 2024. Durata: 167 min. Consigliato a: da 14 anni. Valutazione IMDb: 7.6/10.

Trama: Iman, un giudice appena promosso presso il tribunale rivoluzionario di Teheran, si trova sotto crescente pressione mentre un’ondata di proteste popolari scuote il Paese. La sua vita prende una piega inaspettata quando la sua pistola di servizio scompare misteriosamente. Preso dalla paranoia e temendo ripercussioni sulla sua carriera e sulla sua sicurezza, Iman inizia a sospettare della moglie e delle figlie, imponendo misure restrittive sempre più stringenti che mettono a dura prova i legami e la fiducia all’interno della famiglia, trasformando il focolare domestico in un campo di battaglia psicologico.

Commento: Il Seme del Fico sacro è un’opera di potente denuncia e profonda risonanza, che trasforma il microcosmo familiare in una metafora acuta delle repressioni e delle tensioni sociali che affliggono l’Iran contemporaneo. Mohammad Rasoulof, con la sua regia incisiva e coraggiosa, esplora le dinamiche di potere e controllo che si insinuano nella vita privata, mostrando come la paranoia di un uomo possa riflettere la tirannia di un intero sistema. Il film è acclamato per la sua capacità di generare un’atmosfera di crescente suspense e angoscia, con interpretazioni intense che rendono palpabile la disintegrazione dei rapporti familiari sotto la pressione di un regime oppressivo. La sua stessa esistenza, con le vicissitudini del regista, ne amplifica l’impatto culturale e il suo posto come testimonianza artistica della lotta per la libertà.

Regia di Jafar Panahi. Un film Da vedere 2015 con Jafar Panahi. Titolo originale: Taksojuht. Genere Drammatico, – Iran2015durata 82 minuti. Uscita cinema giovedì 27 agosto 2015 distribuito da Cinema. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,61 su 8 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Premiato più volte a Venezia, Berlino, Locarno, Cannes, il regista iraniano è stato condannato a non poter più girare film, scrivere sceneggiature, rilasciare interviste per 20 anni, pena 6 anni di carcere. Nonostante ciò, ancora una volta Panahi sfida il divieto e si mette alla guida di un taxi – sul quale salgono e scendono diversi personaggi – per fotografare la quotidianità del suo paese, dove le contraddizioni sono sempre più forti, dove la condizione della donna è e resta sempre subalterna, sottomessa al potere maschile. Un piccolo film, ironico, leggero e duro.

Taxi (2015) on IMDb
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Regia di Abbas Kiarostami. Un film con Tahereh LadanianHossein Rezai. Titolo originale: Zir-e derakhtan-e zytun. Genere Fantastico – Iran1994durata 103 minuti. Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 5 recensioni.

In un villaggio del Gilan, regione al nord dell’Iran devastata dal terremoto del giugno 1990, un regista ha difficoltà nel girare un film perché tra due giovani del luogo, scelti come interpreti, è in corso una contrastata storia d’amore. Kiarostami, n. 1 del cinema iraniano, chiude la “trilogia del terremoto”, formata da Dov’è la casa del mio amico? e E la vita continua con un film mirabile per semplicità e trasparenza, ma anche raffinato nella sua dialettica tra realtà e finzione che rinnova la categoria del “cinema nel cinema”. Da antologia il campo lunghissimo finale: infatti i film di Kiarostami sono anche una riflessione sulla percezione.

Through the Olive Trees (1994) on IMDb
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Regia di Duccio Chiarini. Un film Da vedere 2014 con Matteo Creatini, Francesca Agostini, Nicola Nocchi, Miriana Raschillà, Bianca Ceravolo, Bianca NappiMichele CrestacciFrancesco AcquaroliCast completo Genere Commedia, – ItaliaIranGran Bretagna2014durata 83 minuti. Uscita cinema giovedì 23 aprile 2015 distribuito da Good Films. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,23 su 8 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Edo, 17enne riservato, riflessivo, colto e genuino, non vuole farsi tagliare il prepuzio troppo chiuso che gli rende dolorosi i rapporti sessuali. L’amore per Bianca lo convince a darci un taglio. Dopo il documentario Hit the Road, Nonna (2011), il giovane fiorentino Chiarini – anche sceneggiatore con Ottavia Maddeddu, Marco Pettenello e Miroslav Mandic – esordisce nella fiction con una storia originale, verosimile, in chiave di elegia felicemente ironica e delicatamente audace nel mettere a nudo l’intimità del corpo e della psiche maschili. È un racconto di formazione – meglio: di un rito di passaggio dall’adolescenza alla maturità – con risvolti simbolici: il pene rinchiuso nella pelle, la paura di sporgere la testa fuori dal treno in corsa. Coinvolgente, per freschezza e naturalezza, l’interpretazione di Creatini; ottimo il suo accoppiamento comico con Nocchi (l’amico Arturo). Musiche indie rock della band canadese Woodpigeon. Finanziato (150mila euro) dal Biennale College-Cinema di Venezia, che ogni anno seleziona 12 progetti di opere prime o seconde. Presentato a Venezia 2014 e a Berlino 2015.

Short Skin (2014) on IMDb

Regia di Mohsen Makhmalbaf. Un film con Shaghayeh DjodatBehzad DoraniFeizola GashghaiMaryam KeyhanMohsen MakhmalbafCast completo Genere DocumentarioCommedia drammatica – Iran1995durata 75 minuti.

Il regista iraniano Mohsen Makhmalbaf mette un annuncio sul giornale in cerca di interpreti per il suo prossimo film: ai provini si presenteranno migliaia di aspiranti attori e attrici. Presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 1995 per celebrare i cento anni dalla nascita del cinema.

Hello Cinema (1995) on IMDb

Regia di Sohrab Shahid-Saless. Un film con Hibibollah SafarianMohammed ZamaniHedayatollah NavidAne Mohammad Tarikhi. Titolo originale: Yek Etefagh sadeh. Titolo internazionale: A Simple Event. Genere Drammatico 1974durata 80 minuti.

Mohammad è un bambino che, oltre a frequentare la scuola con cattivi risultati, aiuta il padre, analfabeta e alcolizzato, nell’attività di pescatore di frodo. Nella monotonia di una realtà periferica e statica, nel nord dell’Iran (Mar Caspio), la morte della madre malata è solo un evento qualunque: Mohammad abbassa la testa, il padre singhiozza in campo lungo contro la parete. Dissolvenza. Breve visita dei due al cimitero. La vita continua tale e quale.

Lungometraggio d’esordio di Sohrab Shahid Saless, uno dei primi maestri del cinema iraniano d’autore, formatosi nelle scuole di cinema europee (a Vienna e Parigi) e già realizzatore di alcuni cortometraggi documentari sulla danza, oltre, tra l’altro, al corto sperimentale “Bianco e Nero” prodotto dall’istituto pedagogico Kanun (si può vedere a questo link). Un regista spesso celebrato da colleghi che debuttano nello stesso periodo come Abbas Kiarostami* e Amir Naderiche nel film “Cut” ha inserito “Un semplice evento” (Yek Etefagh sadeh) tra i quaranta migliori della storia.

In effetti parliamo di un lavoro rigoroso e poetico, annoverabile tra i grandi film iraniani sull’infanzia, con un memorabile protagonista sottoposto a un’educazione scolastica rigida e alla severità paterna.
Il regista aveva ottenuto, dall’ente ministeriale per cui lavorava a contratto, finanziamenti per un opera su commissione della durata di venti minuti, ma di sua iniziativa ha portato a compimento un lungometraggio.

Vincitore di due premi a Berlino, “Un semplice evento” non è stato distribuito in Italia, ma nel 2015 è stato proiettato al Cinema Ritrovato di Bologna. La bella scheda curata dal festival include questa significativa annotazione: Il film fu girato a Bandar Shah. Saless, che era un ammiratore di Čechov, scelse il luogo per la sua atmosfera vagamente russa e perché si trattava di un capolinea ferroviario, una sorta di vicolo cieco come le esistenze dei suoi personaggi. A interpretare il ragazzo è Mohammad Zamani, che non era mai stato al cinema in vita sua e sulle cui fragili spalle si intuisce tutto il peso del mondo. 

Yek Etefagh sadeh (1973) on IMDb

Integrati nel film ci sono dei sottotitoli che ho tradotto da google, lasciateli perdere e usate i subita che trovate nella cartella.

Pane e fiore (1996) - Streaming, Trailer, Trama, Cast, Citazioni

Regia di Mohsen Makhmalbaf. Un film Da vedere 1996 con Mirhadi TayebiAli BakhshiAmmar TaftiMohsen Makhmalbaf. Titolo originale: Nun va goldun. Genere Psicologico, – IranFrancia1996, durata 77 minuti. Uscita cinema mercoledì 4 giugno 1997 distribuito da Sacher. – MYmonetro 3,00 su 3 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Un ex poliziotto si presenta a Teheran al regista Makhmalbaf: vorrebbe recitare nel suo prossimo film. I due si erano incontrati 20 anni prima: il regista, allora estremista diciassettenne, aveva accoltellato lui, guardia dello Scià, ed era finito in prigione. Il film in cantiere rievoca proprio quell’episodio. Ciascuno dei due sceglie “la sua giovinezza”, cioè l’interprete dei propri vent’anni. Ma durante le riprese le cose si svolgono in modo diverso. Anziché colpi di coltello e di pistola, i due ragazzi si scambiano il pane e il fiore del titolo. Fotogramma fisso e fine: un geniale coup de théâtre nel cuore. Film straordinario in cui la semplicità diventa stile e coincide con un’intensità ricca di echi e di riflessioni. Nel cinema iraniano non c’è soltanto Kiarostami. Il titolo originale significa “un istante di innocenza”.

A Moment of Innocence (1996) on IMDb
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