Un giovane e coraggioso avvocato decide di aiutare due bambini a dimostrare l’innocenza del loro padre mandato in prigione da un boss mafioso. Dopo intricate e violente vicende si comincia a intravedere la verità. Non convince né come quadro d’ambiente né come film d’azione.
Come Luciano Lutring divenne un bandito famoso nell’Italia degli anni ’60 (ma ricercato anche dalla polizia francese) con la rapina a una gioielleria di via Montenapoleone a Milano. Caso raro di instant movie riuscito. Lizzani e il suo sceneggiatore Ugo Pirro ne fanno un ritratto di taglio semigiornalistico _ secco, veloce, in sapiente equilibrio tra azione e disegno incisivo dei personaggi _ che ridimensiona un dilettante del crimine, un balordo invasato che entra in un mondo di delinquenti e poliziotti più professionisti di lui. “E il film smonta a tal punto il personaggio che rischia di renderlo sbiadito” (T. Kezich). Tra gli interpreti _ Hoffman è un Lutring attendibile, Volonté cesella un ambiguo poliziotto _ fa macchia L. Gastoni, una Candida Lutring scavata in profondità.
Regia di Carlo Lizzani. Un film con Cinzia Mambretti, Lidia Di Corato, Cristina Moranzoni, Anna Curti, Nicola Del Buono. Genere: Drammatico. Paese: Italia. Anno: 1975. Durata: 125 min. Consigliato a: da 18 anni. Valutazione IMDb: 5.8/10.
Il film esplora le vicende di alcune giovani donne che, sullo sfondo di una grande città del Nord Italia negli anni ’70, finiscono nel giro della prostituzione, sia di strada che d’alto bordo. Attraverso una serie di episodi intrecciati, il racconto segue le loro storie, spesso caratterizzate da inganni, sfruttamento e violenza, delineando un quadro crudo e realistico delle difficoltà e delle tragedie che accompagnano la loro esistenza, tra la speranza di una vita migliore e la dura realtà di un ambiente degradato.
“Storie di vita e di malavita” di Carlo Lizzani è un’opera di denuncia sociale che si cala nelle pieghe più oscure della società italiana degli anni ’70, affrontando con sguardo crudo e disilluso il tema della prostituzione minorile e dello sfruttamento. Lizzani adotta uno stile quasi documentaristico, privilegiando la verosimiglianza delle situazioni e l’autenticità dei personaggi, spesso interpretati da attori non professionisti, per conferire al film un impatto realistico e disturbante. Sebbene a tratti possa peccare di eccessivo didascalismo e la struttura a episodi ne limiti la coesione narrativa, il film rimane un importante testimone di un’epoca e delle sue problematicità, un’operazione coraggiosa che, pur non proponendo soluzioni, ha il merito di gettare luce su una realtà scomoda e spesso ignorata, lasciando nello spettatore un senso di amarezza e riflessione sulla fragilità umana.
Nei primi mesi del ’45 si delinea chiaramente l’esito della guerra e Mussolini decide di rifugiarsi in Valtellina. Non trovando però i militari che avrebbero dovuto attenderlo, si nasconde tra i soldati tedeschi incaricati di portarlo in Germania. Ugualmente riconosciuto, viene giustiziato assieme all’amante, Claretta Petacci.
Regia di Carlo Lizzani. Un film con Stefania Sandrelli, Alessandro Haber, Cassandra Paszkowski, Zeudi Araya Cristaldi, Luigi Pistilli. Genere: Drammatico. Paese: Italia. Anno: 1985. Durata: 104 min. Consigliato a: Da 14 anni. Valutazione IMDb: 6.2/10.
Trama: Il film è ispirato alla controversa figura di Ebe Giorgini, una sedicente mistica e guaritrice, fondatrice di una comunità religiosa e assistenziale. La storia segue la ascesa e la caduta di Mamma Ebe, mostrandone le presunte capacità taumaturgiche e il carisma che attraggono numerosi fedeli, ma anche le ambiguità, le accuse di truffa e circonvenzione di incapaci che la porteranno sotto i riflettori della giustizia e dei media. La pellicola esplora il confine labile tra fede, superstizione e sfruttamento, attraverso le vicende di chi le sta intorno.
Commento: “Mamma Ebe” è un film che affronta un tema scottante e di forte attualità all’epoca della sua uscita, portando sullo schermo un caso di cronaca che aveva scosso l’Italia. Carlo Lizzani dirige un’opera che, pur con qualche semplificazione narrativa, riesce a cogliere l’atmosfera e le dinamiche che si creano intorno a figure carismatiche e ambigue. La performance di Stefania Sandrelli nel ruolo della protagonista è centrale e convincente, capace di rendere la complessità di un personaggio che oscilla tra la devozione sincera e la manipolazione. Il film è un interessante spaccato di costume e di una certa religiosità popolare italiana, invitando alla riflessione sul fenomeno delle sette e sulla vulnerabilità umana.
Un ingenuo fattorino riesce, con alcuni colpi fortunati, a diventare giornalista. Un suo losco amico gli propone di rubare alcuni cani di razza per poi acquistare fama con servizi sullo strano furto. In realtà il mascalzone fugge con i preziosi animali e la ragazza del protagonista.
L’operaio Luigi Bianchi va a Milano con lo scopo di compiere un attentato alla sede principale della società mineraria per cui ha lavorato, responsabile di un gravissimo incidente. Ma cambierà il suo proposito e si farà completamente integrare nella vita della metropoli lombarda.
Celestina sembra un’efficiente donna di affari, ma in realtà dirige una casa di appuntamenti. Denunciata, se la cava grazie all’intervento di potenti politici. A. Noris torna al cinema dopo vent’anni di assenza e firma il soggetto e la produzione di questa allegra commedia a risvolti satirici che il più delle volte mancano il bersaglio. Ispirata alla lontana a La Celestina (1499) di Fernando de Rojas.
Un film di Carlo Lizzani. Con Andrea Checchi, Jean Sorel, Gérard Blain, Anna Maria Ferrero.Drammatico, b/n durata 115′ min. – Italia 1961. MYMONETRO L’oro di Roma valutazione media: 3,13 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Durante l’occupazione di Roma nel ’44 i tedeschi obbligarono la comunità ebraica a raccogliere e consegnare 50 chili d’oro. Nonostante le promesse, deportarono tutti. L’impegno politico e morale e un’accorata sincerità di fondo non bastano a riscattare quest’affresco rievocativo da una sciatta convenzionalità narrativa che troppo sacrifica allo spettacolo
Film neorealista sulla Resistenza, incentrato sulle vicende di un soldatino che alla fine, dopo alcune avventure sentimentali, s’arruolerà tra i partigiani. Si ricorda soprattutto la scena in cui un sacerdote, condotto alla fucilazione dai tedeschi, riesce a far ribellare i contadini recitando le litanie. Il prete è interpretato da Carlo Lizzani.