Il 7 dicembre 1980 la portaerei USA USS Nimitz incoccia in una tempesta magnetica che la trasporta indietro nel tempo, al 7 dicembre 1941. Pochi minuti prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbor. Se intervenisse, potrebbe cambiare il corso della storia. L’idea di partenza è televisiva, cioè infantile, da episodio della serie Twilight Zone, per di più sviluppata male tanto che si sono messi in 4 (David Ambrose, Gerry Davis, Thomas Hunter e Peter Powell) a raffazzonare la sceneggiatura. Tra gli interpreti si segnala M. Sheen, ammirevolmente sotto le righe, contrariamente a K. Douglas coproduttore con la sua Bryna.
Stargate SG-1 (abbreviato solitamente in SG-1 o SG1) è una serie televisiva di fantascienza basata sul film Stargate del 1994, scritto da Dean Devlin e Roland Emmerich e diretto da quest’ultimo. Emmerich aveva inizialmente l’intenzione di realizzare altri due film, creando così una trilogia di Stargate. Il progetto fu però abbandonato, e così la MGM Television poté acquistare i diritti e le licenze necessarie per mandare in onda una serie televisiva basata sull’universo di Stargate. Gli sceneggiatori sono stati in grado di creare sui presupposti del film, un intero nuovo universo, popolato da numerose razze aliene che, grazie alla loro avanzata tecnologia, si sono suddivise il controllo dei vari settori dello spazio.
Il film Stargate terminava con l’uccisione del crudele alieno Ra (considerato un dio dagli antichi egizi), il salvataggio della popolazione del pianeta Abydos ed il ritorno dei protagonisti sulla Terra tranne che per il Dottor Jackson. La serie tv riparte da qui, circa un anno dopo questi avvenimenti.
Eddie Brock è il solo giornalista con cui parla il serial killer Cletus Kasidy. Eddie, grazie all’aiuto del suo simbionte alieno Venom, riesce a scoprire dove sono sepolti i cadaveri delle vittime del mostro. Cletus ha avuto un’infanzia difficile, da subito segnata da vari omicidi e da una condanna in un istituto per minori, dove ha trovato un’anima gemella, una donna dalla voce sovrannaturale. Quando Eddie Brock lo va a intervistare per l’ultima volta prima della condanna a morte, Cletus riesce a provocarlo e a farlo avvicinare, tanto da morderlo, dando così vita a un nuovo spaventoso simbionte: Carnage.
Metti una sera a cena…Un’anomalia astronomica, il passaggio di una cometa, otto amici riunitisi per una serata conviviale…Buon cibo, ottimo vino, quattro chiacchiere in allegria e…Piano piano, il mondo muta attorno a loro e la realtà inizia a estroflettersi davanti ai loro occhi come un lupo yuzniano. Per gli amanti del Tardis.
Star Trek: Picard, nota nel fandom anche con l’acronimo PIC,[1] è una serie televisivastatunitense del 2020 distribuita negli Stati Uniti sul canale CBS, in Italia su Amazon Prime Video.
Nel 2399[8], vent’anni dopo La nemesi e gli avvenimenti che hanno portato al sacrificio del tenente comandante Data per salvare il capitano Picard dall’esplosione dell’astronave romulana Scimitar, tornano protagoniste le vicende dell’ormai anziano ammiraglio Jean-Luc Picard.
Picard si è dimesso da diversi anni dalla Flotta Stellare, in conseguenza al ritiro dell’aiuto della Federazione unita dei pianeti promesso ai profughi romulani, in seguito alla distruzione del loro pianeta natale Romulus da parte della supernova di Hobus; decisione presa anche a causa dell’attacco alla colonia terrestre di Utopia Planitia, sul pianeta Marte da parte di un gruppo di androidi ribelli, avvenimento accaduto il 5 aprile 2385[8] che ha portato poi al bando delle forme di vita artificiali all’interno della Federazione.
Picard indaga sulla creazione da parte di Bruce Maddox dell’Istituto Daystrom, da sempre interessato al lavoro del dottor Noonien Soong e con la volontà di emularlo, di due androidi organici femmine, le gemelle Dahj e Soji, la cui rete neurale è stata clonata da quella di Data. Per farlo intraprende un viaggio nello spazio coadiuvato dalla dottoressa Agnes Jurati, dagli ex membri della Flotta Raffi Musiker e Cristobal “Chris” Rios, dal romulano Elnor e dall’ex drone borg Sette di Nove.
30 anni dopo la solita catastrofica guerra, un uomo viaggia attraverso il deserto di quel che è rimasto della Terra, passando per grigi resti di città, incontrando bande di umani trasformati in selvaggi senza morale né pietà. Ma lui, Eli, è inarrestabile e prosegue il suo viaggio, lasciando dietro di sé altri cadaveri, difendendo ferocemente un prezioso manufatto (l’ultima copia della Bibbia rimasta!) su cui vuol metter le mani il potente despota di una città abitata da killer e delinquenti tutti al suo servizio. Con sovrannumero di citazioni, un “mix irrisolto di Mad Max e Bernadette , di Leone e Corman, fra pallottole vaganti, gli Hughes bros disperdono il loro talento in un rumoroso western grigio” (M. Porro), con Washington involontariamente ridicolo come profeta difensore della fede, cieco e invincibile, Oldman psicopatico sadico e un’apparizione di Tom Waits troppo breve.
Sei storie si svolgono in parallelo anche se ambientate in sei epoche diverse, come se fossero presenti in un’unica dimensione senza tempo. A metà ottocento un avvocato americano si adopera contro la schiavitù, negli anni ’30 un giovane compositore bisessuale viene incastrato da un grandissimo autore presso il quale lavora, a San Francisco negli anni ’70 una giornalista cerca di svelare un complotto per la realizzazione di un reattore nucleare, ai giorni nostri in Inghilterra un anziano editore viene incastrato e internato in una casa di cura da cui cercherà di fuggire, nella Seul del 2144 un clone si unisce ai ribelli e scopre che quelle come lei sono utilizzate come cibo per altri fabbricati e infine nel 2321 in una Terra ridotta all’eta della pietra da una non ben identificata apocalisse un uomo entra in contatto con i pochi membri di una civiltà tecnologicamente avanzata e si ribella alla tribù dominante.
A 8 anni da Classe 1984, Mark Lester ci riprova ma a differenza del precedente film dov’era dalla parte del professore che uccideva gli studenti ora fa vedere come è pericoloso usare mezzi drastici nei loro confronti. Il nome della scuola è cambiato da Lincoln a Kennedy, riferimento politico? Fatto sta che il preside, interpretato da McDowell, per aver disciplina chiede aiuto a un costruttore di robot e ne verrà fuori una carneficina. Una via di mezzo tra Arancia meccanica e Terminator, ma senza avere le qualità dei due modelli.
Da un romanzo di Raymond F. Jones. Una coppia di scienziati terrestri è rapita da misteriosi visitatori alieni e trasportata in un remoto pianeta, devastato da una guerra interplanetaria. Hanno bisogno di loro. Li aiutano e poi scappano. Uno dei migliori SF degli anni ’50, e uno dei meno reazionari a livello ideologico. “… al di là dei suoi molti meriti… merita una menzione… per il suo strepitoso BEM (Bug Eyed Monster il mostro extraterrestre della narrativa pulp) per quanto gli siano riservati meno di cinque minuti.” (Andrea Ferrari). Fu fonte d’ispirazione per innumerevoli personaggi tra cui i marziani del Mars Attack! delle figurine Topps e del film di Tim Burton.
Nel 1862 il Professor Fergusson progetta di esplorare l’Africa orientale con Jupiter; una mongolfiera, con gondola a forma di unicorno, dotata di un sistema di sua invenzione in grado di far salire e scendere l’aeromobile senza la perdita di gas o di zavorra. Dopo un volo dimostrativo, riceve un netto rifiuto di finanziamento da parte della Royal Geographic Society. Quando il professore e il suo assistente Jacques sembrano essere ormai rasseganti, un editore americano si propone di finanziare la sua impresa, a condizione che suo nipote Donald O’Shay, un reporter del suo stesso giornale, preda parte alla spedizione.
Nel 2028, i sopravvissuti all’ultima devastante guerra non sono più capaci di esprimersi in un linguaggio comprensibile. Uno scienziato proveniente da un altro pianeta scende sulla Terra ed incontra una donna. Fallito qualsiasi tentativo di comunicare, l’uomo scopre che può farsi intendere da lei mediante la danza. Si tratta del quarto lavoro firmato da Jean Renoir, che faceva forse parte del progetto per un film di più ampio respiro. Ad interpretarlo sono la moglie stessa del regista e Johnny Higgins, un ballerino americano che stava riscuotendo sui palcoscenici di Parigi un buon successo. Fantasia, semplicità e gestualità si integrano armoniosamente in questo interessante cortometraggio. Pochi minuti di cinema per proporre un discorso compiuto ed intelligente che vale il messaggio di pace e speranza proposto da tanti film (del passato e recenti) con maggiore dispiego di mezzi e trame più o meno cervellotiche.
Prima dell’avvento dell’umanità, altre civiltà hanno esplorato le stelle. Sul pianeta Somaris, Mills è con la moglie e la figlia: sono gli ultimi giorni che passerà con loro prima di partire per due anni in una missione spaziale. Un incarico che ha accettato per poter pagare le cure della figlia gravemente malata. Il viaggio è travolto da una pioggia di asteroidi e Mills finisce per precipitare su un pianeta alieno. L’atmosfera è respirabile, ma la giungla è popolata da… dinosauri! Mills è infatti finito sulla Terra di 65 milioni di anni fa e l’unica altra sopravvissuta è una ragazzina di nome Koa, che ha perso i genitori nello schianto. I due comunicano a fatica, perché parlano lingue diverse e il traduttore si è guastato, ma dovranno imparare a collaborare per fuggire dal pericolosissimo pianeta.
Mi chiedo perchè uno bravo come Adam Driver debba fare film cosi mediocri.
Un sottomarino atomico minaccia di bombardare le coste degli Stati Uniti qualora non venga versato un astronomico riscatto. Il governo incarica un gruppo di tecnici e militari di approntare un piano di emergenza. Durante una perlustrazione del fondo marino gli uomini del comandante Franklin si imbattono nel mitico Nautilus e scoprono nel suo interno il corpo del capitano Nemo, tenuto in vita grazie ad un processo di ibernazione. Franklin non esita a rianimare il leggendario eroe convinto che soltanto lui potrà aiutarlo contro Waldo Cunningham, il folle criminale. Nemo, naturalmente, non si tira indietro e, per nulla a disagio con le nuove tecnologie computerizzate, ingaggia una lunga battaglia, nel corso della quale, trova perfino il tempo di concludere una sua vecchia missione: liberare il nobile popolo di Atlantide da una oltraggiosa schiavitù. Se non ci si lascia sopraffare dall’incredibile accostamento di personaggi, luoghi e situazioni e dall’ammiccamento all’epica di Guerre stellari, il film può anche risultare divertente. Nel cast spiccano attori un tempo famosi, tra gli sceneggiatori (una vera e propria squadra!) il celebre Robert Bloch, e, agli effetti speciali, il veterano L.B. Abbott in una delle sue ultime prove.
Halo è una serie televisivastatunitense di fantascienza militare sviluppata da Kyle Killen e Steven Kane per il servizio di streaming Paramount+, basata sull’omonimo franchise di videogiochi Halo. È prodotto da Amblin Television, 343 Industries, Showtime, One Big Picture e Chapter Eleven e segue una guerra del 26º secolo tra la United Nations Space Command (UNSC) e gli alieni Covenant. La serie TV non sarà tuttavia canonica con gli eventi dei videogiochi e questa linea del tempo, che sarà unica di questa serie, verrà chiamata “Silver Timeline”.
Halo segue un epico conflitto del XXVI secolo tra l’umanità e una minaccia aliena nota come Covenant. Tra azione, avventura e un’immaginifica visione del futuro si intrecceranno varie storie personali.
Dopo un terremoto, in una cittadina americana si sviluppano misteriosi incendi. Viene anche notata l’esistenza di strani insetti che emettono vampate di fuoco causando numerose vittime. Uno studioso afferma che gli insetti appartengono a una specie preistorica.
Nel 1986, vent’anni dopo la prima serie di Star Trek, Roddenberry decise che era il momento di riprovare a creare una serie che ne fosse il seguito, ambientandola però a distanza di 78 anni nel futuro e con personaggi completamente nuovi. Nacque così Star Trek: The Next Generation. Le avventure si sono sviluppate in 178 episodi per la televisione, per poi proseguire con quattro pellicole cinematografiche. Il successo della serie è stato talmente grande da creare una nuova generazione di appassionati, che hanno allargato la cerchia dei milioni di fan di Star Trek già sparsi in tutto il mondo.
Il congegno per rimpicciolire gli oggetti sfugge al controllo di un inventore genialoide quanto pasticcione e i primi a essere ridotti a proporzioni minime sono i figli dello svagato papà e i loro amici. Inutile cercarli: essi vagano in groppa a una formica e un’ape li spaventa come fosse un mostruoso jet. Ritorneranno alla normalità dopo un sequela ininterrotta di avventure in cui la realtà è stravolta dall’ottica lillipuziana e da accurati effetti speciali.
Tre adolescenti video-dipendenti e computerizzati costruiscono un improbabile veicolo spaziale e vengono risucchiati da un’astronave carica di mostriciattoli verdi che, a parte l’aspetto, sono tali e quali agli explorers terrestri: petulanti, teledipendenti e contestatori.
La dottoressa Lillian Reynolds (Louise Fletcher), alla testa di un gruppo di ricercatori, ha ideato un sistema computerizzato in grado di leggere l’attività cerebrale e registrare su nastro le emozioni, le idee, i pensieri, le sensazioni di un individuo. La possibilità di sperimentare, rivivendole, le esperienze altrui apre incredibili prospettive alla creatività umana e può rinsaldare equilibri psicologici compromessi: grazie ad essa, ad esempio, il dottor Michael Brace (Christopher Walken)e sua moglie Karen (Natalie Wood) – entrambi dell’equipe della Reynolds – hanno recuperato un matrimonio che sembrava definitivamente in crisi. Il progetto, portato a termine per conto di una grossa industria, ha subito destato l’interesse di alcuni settori dei servizi segreti, che pensano ad un suo impiego in campo politico e militare, e fanno pressioni affinché venga ceduto loro. La dottoressa Reynolds è colpita da infarto mentre è collegata alla macchina, e Michael, pur consapevole di andare incontro ad una esperienza drammatica e molto pericolosa, tenta in tutti i modi di visionare il nastro che ha registrato la morte della collega. Allontanato dai laboratori, riesce avventurosamente a mettersi in contatto con il calcolatore e a vanificare l’illecita strumentalizzazione della rivoluzionaria scoperta. Brainstorm è uno di quei film che con il tempo andrebbero rivalutati, non tanto per la traccia narrativa quanto per l’originalità dell’idea e la ingegnosità delle soluzioni cinematografiche proposte. Esperto nelle teniche degli effetti speciali, Douglas Trumbull fu tra i primi a comprendere le eccezionali possibilità della computer graphic e la storia che egli racconta anticipa singolarmente la riflessione su una realtà “virtuale” parallela a quella “oggettiva” che dai contemporanei Tron e Dreamscape (altri due film poco fortunati) conduce ai più recenti Tagliaerbe, Strange Days, Matrix. L’ipotesi che Trumbull avanza è quella di un avveniristico intreccio di esperienze esistenziali (comportamento sessuale, riflessione etica, accettazione della vita e della morte) che sollecita l’uomo a nuovi modelli culturali. Un film, dunque, da gustare con il senno di poi, preferibilmente sul grande schermo dove è più facile apprezzare i trucchi pensati appositamente per una pellicola a 70 mm. Accolto tiepidamente al momento della sua uscita, il film fu funestato dalla tragica scomparsa di Natalie Wood durante la lavorazione
L’agente K è un blade runner della polizia di Los Angeles, nell’anno 2049. Sono passati trent’anni da quando Deckart faceva il suo lavoro. I replicanti della Tyrell sono stati messi fuori legge, ma poi è arrivato Niander Wallace e ha convinto il mondo con nuovi “lavori in pelle”: perfetti, senza limiti di longevità e soprattutto obbedienti. K è sulle tracce di un vecchio Nexus quando scopre qualcosa che potrebbe cambiare tutte le conoscenze finora acquisite sui replicanti, e dunque cambiare il mondo. Per esserne certo, però, dovrà andare fino in fondo. Come in ogni noir che si rispetti dovrà, ad un certo punto, consegnare pistola e distintivo e fare i conti da solo con il proprio passato.Ed è certamente sul piano visivo, e delle scelte operate in questo senso, che il film di Villeneuve trova la propria originalità costitutiva: quella di un ibrido tra blockbuster e film personale, specie nella gestione del tempo, che il canadese sottrae alle logiche di mercato e fa proprio nel bene e nel male, lungaggini comprese. Il disordine e la spazzatura della L.A. Del 2019 sono un ricordo lontano: ora tutto è ordine, K stesso, come gli ricorda il suo capo, è pagato per mantenere l’ordine. Ma non è facile assolvere questo compito quando i ricordi d’infanzia si mescolano agli interrogativi metafisici, proprio come in “Fuoco pallido”, il romanzo di Nabokov che torna a più riprese. Non è facile quando, come nell’archetipo di ogni detection contemporanea, la tragedia di Edipo, cacciatore e cacciato sono la stessa persona. Dice tante cose, il film di Villeneuve, forse troppe, d’altronde fa parte di un processo di espansione, di creazione di un universo Blade Runner. E di certo non le dice sempre nel migliore dei modi: non ha l’asciuttezza dell’originale, stordisce di spiegazioni, arriva persino in ritardo sulle intuizioni dello spettatore, ma la forza interna del racconto, la materia di cui è fatto, è così potente che trascina oltre, come una corrente.