Category: Bresson Robert


Regia di Robert Bresson. Un film con Dominique SandaGuy FranginJane Lobre. Titolo originale: Une femme douce. Genere Drammatico – Francia1969durata 105 minuti. – MYmonetro 3,50 su 2 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Dal racconto La mite (1877) di Fëdor M. Dostoevskij. Davanti al cadavere della giovanissima moglie suicida un usuraio quarantenne fa l’esame di coscienza, rievocando i suoi rapporti coniugali. 1° film a colori di R. Bresson ed esordio di D. Sanda (1951). Trasferita l’azione in un’astratta Francia odierna, il regista scruta i due personaggi con la sua scrittura asciutta, cercando di fare a meno della psicologia: “Ma non vi è riuscito. La psicologia trasuda dagli oggetti, si spande per il film come una nebbia” (A. Moravia).

 Così bella così dolce
(1969) on IMDb
Locandina italiana Mouchette - Tutta la vita in una notte

Un film di Robert Bresson. Con Jean-Claude GuilbertNadine NortierPaul HebertJean VimenetSuzanne Huguenin Titolo originale MouchetteDrammaticoRatings: Kids+16, b/n durata 80 min. – Francia 1967. – Cineteca di Bologna uscita lunedì 2 maggio 2016. MYMONETRO Mouchette – Tutta la vita in una notte * * * 1/2 - valutazione media: 3,54 su 7recensioni di critica, pubblico e dizionari.


Mouchette è un’adolescente che vive in un paesino della Provenza in una situazione decisamente disagiata. Il padre e il fratello maggiore fanno attività di contrabbando mentre lei, oltre a frequentare la scuola dove viene maltrattata dall’insegnante di canto, deve occuparsi della madre gravemente ammalata e del fratellino nato da poco. Dinanzi a lei si apre solo un piccolo spiraglio di speranza nel poco tempo trascorso al Luna Park ma ripiomberà nel dolore quando incontrerà un cacciatore di frodo sofferente di epilessia che si rivelerà decisamente infido. Girato subito dopo Au hasard Balthazar questo film ne rappresenta in qualche misura l’ideale prosecuzione. In questa occasione l’ispirazione è strettamente letteraria. Bresson infatti adatta per lo schermo (sarebbe meglio dire fa suo) il romanzo di Bernanos “Nouvelle histoire de Mouchette”. I due autori sono entrambi di matrice cattolica ma questa è uno dei pochi elementi che li uniscono. Bresson aveva già realizzato un film ispirandosi a un romanzo dello scrittore (Diario di un curato di campagna) ma non ne condivideva né gusti né ideali affermando però: “Siamo ambedue cristiani, questo è già una comunione di interessi, un affinità elettiva. Ma ciò che mi attrae maggiormente in Bernanos è l’assoluta mancanza, nei suoi romanzi, di psicologismo letterario. Il cinema non deve infatti, secondo me, esprimersi con le parole ma deve trapelare attraverso le immagini. Ci sono poi, in Bernanos, certe ottiche, certe prospettive, per quel che riguarda il soprannaturale, che sono sublimi”.
In Mouchette Bresson trova un personaggio che conferma la sua visione del mondo e sul quale può intervenire allontanandosi dalla struttura narrativa di Bernanos, che interviene spesso commentando quanto accade alla protagonista, per dedicarsi invece totalmente a mostrare i fatti. Incorniciando però l’intera fase della vicenda terrena di Mouchette all’interno di una prospettiva di morte. Come i volatili presi in trappola dai bracconieri all’inizio del film così la ragazzina è intrappolata in un’esistenza di fatta di deprivazione e come per le lepri nelle immagini che precedono il finale, il suo breve percorso esistenziale si indirizza verso un esito tragico. C’è un legame profondo tra Baltazhar e Mouchette ma anche tra lei e la Marie di quel film. Con in aggiunta, se possibile, una maggiore sfiducia nei confronti del contesto sociale in cui nessuno è capace di uscire da se stesso per incontrare davvero l’altro se non per ‘farne uso’ con le finalità più diverse. Anche chi offre qualcosa di gratuito finisce poi con il giudicare e condannare, prima in silenzio e poi ad alta voce. Nessuno si salva, neppure i più giovani. Se nel romanzo i due ragazzini che dileggiavano Mouchette ogni volta che la vedevano passare tacciono dopo che hanno saputo di un fatto grave che le è accaduto, in Bresson continuano nella loro derisione.
Dove sta allora la dimensione cristiana del regista? Forse la si può condensare in questa sua dichiarazione: “La morte la vedo non come fine ma come principio, l’inizio di una nuova vita nella quale si potrà trovare la rivelazione di quell’amore sulla Terra appena intravisto. E a questo punto subentra il concetto di Dio”.

Mouchette (1967) on IMDb

Risultati immagini per Perfidia 1945Un film di Robert Bresson. Con Paul BernardMaría CasaresJean Marchat Titolo originale Les dames du bois de BoulogneDrammaticob/n durata 90 min. – Francia 1944.MYMONETRO Perfidia * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Tratto da un romanzo di Diderot è la seconda pellicola realizzata dal maestro francese. La vicenda è incentrata sulla vendetta piuttosto contorta di una ricca donna nei confronti dell’amante che l’ha lasciata. Architetta un piano per farlo sposare a una giovane che deve prostituirsi per mantenere la madre. Cerca poi di distruggere il legame dicendo tutto all’ex amante. Lieto fine. Lo stile sotto le righe di Bresson emerge già in quest’opera.

The Ladies of the Bois de Boulogne (1945) on IMDb
Un condannato a morte è fuggito | Filosocinemas

Un film di Robert Bresson. Con François Leterrier, Charles Lelaclanche, Maurice Beerblock, Roland Monod, Jacques Ertaud, Jean Paul Delhumeau, Roger Treherne, Jean Philippe Delamarre, César Gattegno, Jacques Oerlemans, Klaus Detlef Grevenhorst, Leonhard Schmidt Titolo originale Un condamné à mort s’est échappé. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 95′ min. – Francia 1956. MYMONETRO Un condannato a morte è fuggito * * * * - valutazione media: 4,33 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dal racconto di André Devigny: nel 1943 un componente della Resistenza, rinchiuso nel forte di Montluc di Lione, riesce a evadere con un giovane prigioniero comune. “Un’opera insolita che non assomiglia a nessun’altra” (A. Bazin). “Il film è un mistero. Il vento soffia dove vuole” (R. Bresson). Se il vento soffia dove vuole, pascalianamente hanno valore pensiero e volontà, coincidenti con una coscienza morale, con un’azione che è l’espressione di un rigore e di una libertà interiori, non piegati alle varie oppressioni del carcere terreno. Per il protagonista la fuga da un carcere nazista si fa lotta, intima e pratica, contro le proprie debolezze, scontro fisico e rarefatto con la durezza delle cose. Film calvinista con attori non professionisti e la Messa in do di Mozart nella colonna musicale. Premio della giuria a Cannes. Altro titolo originale: Le vent souffle où il veut

A Man Escaped (1956) on IMDb

Au hasard Balthazar - Film (1966) - MYmovies.itUn film di Robert Bresson. Con Anne Wiazemsky, Walter Green, François Lafarge, Jean-Claude Guilbert Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 90′ min. – Francia, Svezia 1966. MYMONETRO Au hasard Balthazar * * * * - valutazione media: 4,32 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Vita, patimenti e morte dell’asino Balthazar, vittima della malvagità umana nella campagna francese, in parallelo con l’esistenza, altrettanto infelice, di Maria, sua prima padroncina. Una delle vette del cinema e della visione pessimistica del mondo e dell’umanità di Bresson, che ha come punti di riferimento letterario Bernanos e Dostoevskij: è un mondo senza la Grazia osservato dall’occhio obiettivo di un asino; una riflessione cristiana (giansenista?) sull’esistenza del male; un viaggio sconvolgente attraverso i vizi umani narrato con un linguaggio spoglio e una concretezza che lascia parlare la realtà (le sue immagini) senza emettere giudizi. Lo scrittore Klossowski interpreta il mercante di grano. Esordio di A. Wiazemsky.

 Au hasard Balthazar
(1966) on IMDb
Il diario di un curato di campagna (1951) - Film - Movieplayer.it

Un film di Robert Bresson. Con Claude Laydu, Jean Danet, Jean Rivière, André Guibert, Antoine Balpêtre, Bernard Hubrenne, Gaston Séverin. Titolo originale Le journal d’un curé de campagne. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 110′ min. – Francia 1950. MYMONETRO Il diario di un curato di campagna * * * * 1/2 valutazione media: 4,50 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.


Un giovane parroco frequenta un castello il cui padrone, un conte, inganna la moglie con grande pena del figlio. Il prete si attira l’ostilità di entrambi. Malato di cancro, va a morire in casa di un prete spretato.Splendida, austera trasposizione del romanzo (1936) di Georges Bernanos. “Un’opera tutta fatta di verità interiore ha potuto per la prima volta passare sullo schermo senza la più piccola concessione” (Julien Green). Indimenticabile.

 Il diario di un curato di campagna
(1951) on IMDb

Regia di Robert Bresson. Un film con Florence CarrezJean-Claude FourneauRoger Honorat. Titolo originale: Procès de Jeanne d’Arc. Genere Storico – Francia1962durata 95 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,05 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Il processo, la condanna, la morte di Jeanne d’Arc che, sotto l’accusa di eresia e stregoneria, fu arsa sul rogo a Rouen nel 1431 all’età di 19 anni. 6° film di Bresson, è, come gli altri, il resoconto di un’avventura spirituale e un omaggio, nato dall’amore, a una creatura di Dio di cui ancor oggi persino i non credenti ammirano “la prudenza, la finezza, l’intelligenza”. Il ritmo del film non è dato dal dialogo: è il dialogo stesso – stupendo per limpidità, bellezza e concisione – desunto parola per parola dagli atti storici e dalle minute dei due processi, quello di condanna e quello, successivo di 25 anni, di riabilitazione. Si chiude sull’immagine del tronco d’albero annerito dal fuoco da dove pendono, ormai inutili, le catene. È una metafora di Bresson sul proprio cinema.

 Il processo di Giovanna d'Arco
(1962) on IMDb

Regia di Robert Bresson. Un film Da vedere 1971 con Isabelle Weingarten, Guillaume des Forêts. Titolo originale: Quatre nuits d’un rêveur. Genere Commedia – FranciaItalia1971durata 85 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,34 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Un pittore parigino salva dal suicidio una ragazza disperata che gli racconta l’amore per un uomo. La sua vita ne è sconvolta e cerca di aiutarla. Rimarrà ancora solo. Dal racconto di Dostoevskij Le notti bianche (1848) – cui si ispirarono anche G. Roscial (1933) e L. Visconti (1957) – Bresson ha tratto un film rarefatto e rigoroso sui temi della solitudine, della sproporzione tra la povertà dell’esistenza quotidiana e l’intensità della vita sognata, e dell’amore. “Ritenuto ingiustamente un film minore, e certo meno ricco di altri… è uno dei risultati più esemplari, nella sua perfezione conchiusa e toccante, del ‘cinematografo’ di Bresson” (A. Ferrero).

 Quattro notti di un sognatore
(1971) on IMDb

Regia di Robert Bresson. Un film con Luc Simon, Laura Duke, Humbert BalsamLaura Duke Condominas, Vladimir Antolek-Oresek, Patrick Bernard, Arthur de Montalembert, Guy de Bernis, Jean Marie Bécar. Titolo originale: Lancelot du Lac. Genere Drammatico – Francia1974durata 85 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,50 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Tornato sconfitto dalla Cerca del sacro Graal, impostagli da re Artù, Lancillotto vuole rapire Ginevra di cui era già l’amante. È guerra con re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda. Nel rileggere il romanzo allegorico del Graal, uno dei grandi modelli culturali della civiltà occidentale, Bresson fa, forse, il suo film più ambizioso, certo il più costoso, che compendia tutto il suo lavoro precedente anche nell’intento di essere un’opera assoluta, ai limiti del silenzio; e il silenzio è anche quello della Storia, ridotta a eterno e circolare esplodere di brutalità, non senso, orrore. Un ascetismo stilistico, il suo, rispetto al quale Antonioni sembra un regista quasi commerciale. Fotografia di Pasqualino De Santis.

 Lancillotto e Ginevra
(1974) on IMDb

Regia di Robert Bresson. Un film Da vedere 1983 con Christina PateyVincent RisterucciCaroline LangChristian PateySylvie Van Den ElsenCast completo Titolo originale: L’argent. Genere Drammatico – Francia1983durata 85 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,20 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Ispirato al racconto di L. Tolstoj Il biglietto falso (o La cedola falsa ), il 13° e ultimo film di R. Bresson è fondato sul principio della valanga: “Una piccola colpa provoca una valanga vertiginosa del Male, fino al momento in cui nasce il Bene”. Come, accusato a torto dello spaccio di una banconota falsa, un onesto lavoratore diventa un pluriomicida e si costituisce. Per l’ultimo, desolato Bresson – ossessionato in un mondo scristianizzato dall’assillo del denaro – la vita è fatta di predestinazione e di casualità. Messo a confronto con il male e l’ingiustizia, il giovane Yvon è designato dal destino come capro espiatorio. Gelido e appassionante, abbagliante e spoglio, questo film, in cui si filma una rapina in mezzo minuto e un assassinio con un’inquadratura, chiede allo spettatore la fatica di cavare dal “poco” che gli sta davanti il “molto” che vi è racchiuso. In un film, come in un libro, si può entrare per scasso o per insinuazione. Qui si può penetrare per osmosi. Fotografia di Pasqualino De Santis, come nei 2 precedenti film del regista, poi sostituito da E. Machuel. Premio della creazione a Cannes ex aequo con Nostalghia di Tarkovskij.

 L'argent
(1983) on IMDb
Locandina Il diavolo probabilmente

Un film di Robert Bresson. Con Antoine Monnier, Tina Irissari, Laetitia Carcano, Roger Honorat, Henri de Maublanc. Titolo originale Le diable probablement. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 100 min. – Francia 1977. – VM 14 – MYMONETRO Il diavolo probabilmente * * * 1/2 - valutazione media: 3,68 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari

Protagonista è un giovane studente perplesso, angosciato di fronte alla realtà che lo circonda, che gli appare come dominata da una forza oscura e terribile (il diavolo, forse…). Né sono di conforto o danno risposte convincenti la religione, il sesso, la politica: tutte le illusioni della decade precedente sono penosamente cadute. Il giovane comincia a pensare al suicidio, come gli antichi romani che si facevano accoppare da uno schiavo. Lui si fa assassinare in un cimitero da un coetaneo drogato. Anche questo film di Bresson termina con l’olocausto del protagonista, ma il sacrificio del giovane Charles non apre la via a nessuna redenzione. Charles (che in fondo riassume lo stato d’animo del regista) muore senza speranze.