Category: Proyas Alex


Un film di Alex Proyas. Con Ernie Hudson, Brandon Lee, Michael Wincott, Rochelle Davis, Bai Ling. Titolo originale The Crow. Fantastico, durata 102 min. – USA 1994. MYMONETRO Il corvo – The Crow * * * 1/2 - valutazione media: 3,85 su 99 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

L’ultimo film di Brandon Lee, figlio di Bruce, morto sul set per un colpo di pistola. Alcune scene sono state lavorate col computer per permettere di far “resuscitare” l’attore. Tratto dal fumetto omonimo. Grande videoclip, con ottima musica che va dai Cure agli Stone Temple Pilots. Tecnicamente ineccepibile ma freddo e un tantino manieristico. Un cantante rock è stato assassinato con la propria ragazza. Torna in vita per vendicare l’amata. E a uno a uno trova i responsabili e li uccide. Ad aiutarlo ci sono un agente della polizia e la sorella dell’amata. Nonostante il personaggio non sia “morale”, è prodigo di consigli didascalici su droga e fumo. Grande successo di pubblico.

The Crow (1994) on IMDb
Locandina Dark City

Un film di Alex Proyas. Con Rufus SewellWilliam HurtKiefer SutherlandJennifer ConnellyRichard O’Brien. continua» Horrordurata 106 min. – USA 1998MYMONETRO Dark City

Dopo il successo globale de Il Corvo, Proyas ripropone un titolo dai toni scuri, a cavallo tra Fanta-Thriller e Horror. Una razza aliena dagli straordinari poteri telepatici vaga nell’universo alla ricerca di qualcosa che eviti l’estinzione della specie. Una volta giunte sulla terra, le misteriose entità penseranno di aver trovato ciò che cercavano: daranno così il via ad esperimenti volti a studiare la natura umana, al fine di carpire i segreti dell’anima. Vengono sviluppate in proiezione adulta due delle più ricorrenti paure infantili: il buio e “l’uomo nero”. Il concept è intrigante e il regista riesce da subito a creare climi promettenti, ispirandosi a Tim Burton e confermando di saper sguazzare con disinvoltura nell’oscurità. Purtroppo ad una cornice accattivante si sovrappone un intreccio capace di bucare tutte le buone occasioni per dar vita ad una struttura più consistente, votato più che altro a temporeggiare in attesa del colpo di scena finale. Una sceneggiatura colabrodo affianca così raffiche di dialoghi prolissi (ogni tanto si assiste a dei veri e propri “riassuntini”) a serie incongruenze, e idee dal potenziale esplosivo finiscono per daragliare verso uno scintillante tripudio di banalità. Un vero peccato.

7,6/10