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Un film di Alberto Sironi. Con Beppe FiorelloBianca Maria D’AmatoLuigi Maria BurruanoDomenico BalsamoGiovanni Esposito. continua» Formato Serie TV, Drammatico,

Rai Fiction porta sul piccolo schermo una grande storia italiana, quella del sacrificio del ventitreenne Salvo D’Acquisto, che offrì la sua vita in cambio del rilascio di ventidue persone rastrellate a Torre in Pietra, un paesino non distante da Roma, dove era stato assegnato in qualità di vicebrigadiere dei Carabinieri.
Il prologo ci catapulta in medias res, nel settembre del ’43: mentre il re scappa a sud, il tedesco occupa il suolo italiano e una pattuglia di SS si accampa anche a Torre in Pietra, in una caserma abbandonata dalla Guardia di Finanza. Armeggiando con una cassa, due militari saltano in aria per lo scoppio di una bomba a mano. È un incidente, ma non per l’ufficiale Block, per il quale si tratta di un attentato ad opera dei partigiani e come tale va punito con la morte. Serve il nome del responsabile o la vendetta toccherà a tutti, fredda e ingiusta come è d’obbligo servirla.
A questo punto il racconto salta a ritroso fino al 1940, quando Salvo si arruola nell’Arma a Napoli e impara, sotto la guida severa di Spada (Luigi Maria Burruano) che un buon carabiniere non agisce per sé ma per gli altri e delle azioni degli altri (fosse anche solo una distrazione o uno scherzo goliardico) condivide la responsabilità.


Per tutta la durata della fiction, prima del ritorno a Torre in Pietra per l’epilogo, il regista Alberto Sironi e gli sceneggiatori Pietro Calderoni e Gualtiero Rosella indagano la breve vita del protagonista per cercare di capire quali avvenimenti privati e quali condizioni storiche lo abbiano guidato al gesto estremo. Sfilano gli anni della campagna d’Africa; il primo uomo ucciso dal fucile di Salvo; il primo amico caduto; il primo amore, Irene (Bianca Maria D’Amato), che la guerra rende infine impossibile.
La faccia tenera e pulita di Beppe Fiorello è di per sé la giusta premessa: non è tanto nella sua appartenenza all’arma dei Carabinieri che va ricercato il coraggio del sacrificio ma nell’essere umano, nel carattere di un uomo profondamente buono, che ha donato il proprio nome al carnefice che esigeva a tutti i costi una vittima.
Ricostruita secondo il percorso archetipico dell’eroe -con tanto di prove da superare e momenti di crisi- la biografia di Salvo D’Acquisto proposta dalla Rai è bene attenta a non cadere nella facile retorica ma manca di un’idea narrativa forte e finisce per non tenere aggrappato lo spettatore alle sue maglie come dovrebbe.
In questo viaggio iniziatico verso la morte anziché verso la vita, tutto concorre per spogliare Salvo dagli affetti e dalle passioni, di modo da lasciarlo solo e libero di morire. La ricompensa gliela darà la storia a venire, che gli dedicherà i nomi delle strade d’Italia, delle caserme, delle aule di scuola.
Spaventati, forse, dall’idea di cadere nell’agiografia, gli autori questa volta hanno limato fino a compromettere l’emozione, incapaci di trovare le giuste misure per raccontare di un piccolo ma grande uomo.

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